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Albert Soboul

1789 l’anno primo della libertà
Studio storico, testi originali
(1789 l'an un de la liberté).

presentazione di Paolo Viola


1975
Gli introvabili

494 pagg.

20,00 euro
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Dalla presentazione di Paolo Viola

Sommario

L'Autore

 

Un’ampia e ormai classica raccolta di documenti dell’Ottantanove, corredata dalla limpida ricostruzione storica di uno tra i più autorevoli studiosi della rivoluzione francese. Discorsi e lettere del re, atti dell’Assemblea Nazionale, pamphlet rivoluzionari, cahiers de doléances e testi di canzoni popolari.

 

Dalla presentazione di Paolo Viola
La Rivoluzione francese è uno dei momenti della Storia intorno a cui si è acceso un dibattito che mette in questione posizioni ideali e politiche del mondo contemporaneo. È stata vista come rivoluzione nazionale e popolare, oltre che borghese: come imponente apparire delle masse lavoratrici, con la loro ideologia, il loro stile di vita e di lotta, sulla scena politica degli Stati. ln questo senso è stata apprezzata nella sua unicità, nel suo essere, fra i tanti possibili, un modo molto particolare di transizione dal feudalesimo al capitalismo.
All’opposto, essa è stata vista come un episodio, o meglio come una serie di episodi - e siano pure fra i più significativi - di una più generale profonda trasformazione dell’Occidente in un ampio periodo storico; all’interno del quale si porrebbe con un ruolo marginale, e come puro frutto di una contingenza bellica, la ‘sbandata’ popolare del 1792-1794.

Mentre il primo filone di studi, quello che da Jaurès e Lefèbvre ha prodotto un capovolgimento ‘dal basso’ della storiografia rivoluzionaria, ha portato a importanti approfondimenti soprattutto sul 1793 e sull’anno secondo; quest’ultimo modo di vedere la Rivoluzione francese, che sembra aver ripreso in un’ottica contemporanea alcuni temi della storiografia ottocentesca, ha indotto a una generale rivalutazione dell’89: non tanto come momento di rottura rispetto al passato, quanto piuttosto di costruzione dell’apparato statale contemporaneo.
Si è trattato insomma di una ripresa di interesse con un’impostazione storiografica e ideologica diversa, e non certamente di una vera e propria scoperta dell’89, sul quale già esisteva un magistrale saggio di Lefèbvre, e questo stesso volume di Albert Soboul.

Naturalmente, così come per l’insieme del processo rivoluzionario, non esiste un solo modo di affrontare l’89. Certamente, esso è l’anno della ‘rivoluzione giuridica’, dell’opera paziente e meticolosa di creazione di nuove istituzioni statali; l’anno di un gruppo straordinario di intellettuali, eredi del grande sviluppo del pensiero settecentesco: frutto di una pienezza di prospettive, di potenzialità, di ricchezza dello strato superiore del Terzo Stato, che si proclama garante della Natura e delle sue leggi universali – “Gli uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei diritti”.
Esso è però altresì l’anno dell’imprevisto ingresso delle masse popolari nel gioco politico ufficiale; non più soltanto con un puro atto di rivolta contro condizioni di vita intollerabili, ma portatrici di un’elaborazione autonoma dell’ideologia liberale ed egualitaria.

La presa della Bastiglia, questa manifestazione popolare che quasi per caso trova un obiettivo e un esito così clamoroso da essere ricordata come il simbolo della Rivoluzione stessa; ma anche la ‘giornata delle tegole’, il movimento contro Réveillon, l’assassinio del panettiere Francois, le molte rivoluzioni municipali in cui il popolo ebbe una parte importante, la ‘grande paura’, che vide il peso di una jacquerie di tipo nuovo ampliato da movimenti collettivi di panico assestare il colpo decisivo ai diritti feudali; sono altrettanti momenti di quel nuovo insorgere di milioni di cittadini in difesa dei propri bisogni materiali, ma improvvisamente, e per la prima volta, anche nel senso della liberazione complessiva dell’umanità: non certamente con un movimento orchestrato, o diretto da una sapiente strategia, ma con l’impeto spontaneo dei grandi avvenimenti storicamente necessari.

Accettare la contrapposizione fra ’89 e ’93 equivarrebbe quindi ad ammettere una distinzione cronologica fra rivoluzione borghese e rivoluzione popolare che i fatti smentiscono: ed è per questo, credo, che Albert Soboul, studioso del movimento popolare nel momento del suo massimo vigore, si è rivolto all’analisi delle origini e degli inizi della Rivoluzione: all’esplosione dell’“anno primo della libertà”.
Se infatti si vuole dimostrare che la Rivoluzione francese è un fenomeno unitario e originale, e non una serie di motivi distinti che ritroverebbero una ricomposizione solo all’interno di una generalissima trasformazione di lunga durata dell’Occidente, bisognerà anche identificare fin dalla sua nascita i momenti di unità e ricercare i suoi caratteri profondi: individuare cioè che cosa distingua l’esempio francese da altri casi e che cosa unifichi le varie componenti che concorrono a formare ciò che chiamiamo, con un unico termine, Rivoluzione francese.

Questo libro è scritto, appunto, in difesa di una storia totale e di una visione unitaria.
Storia totale è ciò che si deve pur scrivere alla fine, quando si siano analizzate le molteplici componenti che concorrono a formare, ciò che – e non solo nella coscienza dei contemporanei – è stato un fatto unico, una rottura violenta operatasi nei diversi campi dell’attività umana. È qualcosa che va quindi di pari passo con la ricerca dell’unità dei diversi fattori del processo rivoluzionario; soprattutto delle diverse componenti sociali del Terzo Stato, e, a livello politico-ideologico, delle diverse forze che si differenziarono e si scontrarono sempre più aspramente nello stesso campo ‘patriottico’: colpevoli agli occhi delle masse di ‘accapigliarsi’ invece di ricercare insieme il bene comune.

Non si può certo ignorare che, per tutto il periodo di crescita del processo rivoluzionario, proprio il tema dell’unità è stato alla base della lotta politica, oltre che la giustificazione stessa del potere: non solo nel Comitato di Salute Pubblica che ha racchiuso nel suo stesso nome la spinta di larghe masse alla salvezza di tutto il Paese contro l’offensiva a un tempo nemica e controrivoluzionaria.
Comprendere il valore profondo del tema dell’unità significa soprattutto ritrovare la saldatura fra le rivoluzioni borghese e popolare, proprio in quel “primo anno della libertà” ancora ignaro di quella lunga serie di tradimenti che da La Fayette, a Dumouriez, ai Girondini, fin nello stesso campo montagnardo, introdurrà la divisione e provocherà lo smarrimento nel movimento popolare.

Esiste cioè un rapporto profondo, su cui converrà riflettere, fra il tema della concordia che veniva agitato da tutti ì propagandisti, e che costituiva il patrimonio specifico del movimento democratico; i sentimenti popolari spontanei di paura del tradimento e della divisione; l’adesione larghissima e, almeno in un primo tempo, sicuramente enormemente maggioritaria di tutta la popolazione agli avvenimenti rivoluzionari; infine la necessità storica per tutta la nazione del superamento delle anguste e decrepite strutture feudali.

Con una formulazione non molto esauriente, si è spesso notato che la borghesia, pur nella difesa dei suoi interessi di classe, si fece carico della liberazione di tutti gli oppressi dall’atmosfera soffocante dell’Ancien Régime. È nota a questo proposito l’ipotesi gramsciana secondo la quale la borghesia urbana avrebbe saputo rendersi egemone delle classi rurali, interpretando il desiderio di queste di accedere alla proprietà. Veniva cosi fondata la critica al Risorgimento italiano che, al contrario, non aveva saputo creare un rapporto egemonico della borghesia sull’insieme delle classi popolari del nostro Paese, e si proponeva una svolta di fondamentale importanza nell’analisi concreta dei processi unitari e nazionali nella rivoluzione borghese.
Gli studi di Lefèbvre si sono tuttavia incaricati di dimostrare l’infondatezza di tale valutazione del rapporto città-campagna durante la Rivoluzione francese. Di fronte alla pressione delle rivendicazioni contadine, borghesi e privilegiati hanno costituito in realtà un solido blocco di possidenti che ha lasciato in fin dei conti a mani vuote i lavoratori agricoli, specie nei settori più diseredati. Gli stessi giacobini anzi, e non solo la borghesia dell’89 di fronte alla ‘grande paura’, non rappresentarono una vera e propria alternativa alle scelte antipopolari che vennero attuate nella vendita dei beni nazionali, né ebbero un programma capace di risolvere i problemi più spinosi delle masse contadine...

 

 

l'Autore: Albert Soboul (1914-1982) è stato uno storico francese, tra i maggiori esperti della Rivoluzione francese. È stato docente universitario prima a Clermont-Ferrand poi a Parigi, dove ha tenuto la prestigiosa cattedra di Storia della Rivoluzione Francese della Sorbona. È stato direttore dell'Institut d'histoire de la Révolution française, copresidente della Société d'études robespierristes e direttore della rivista Annales historiques de la Révolution française.
Numerose le pubblicazioni : Saint-Just Ses idées politiques et sociales, (Paris, Éditions Sociales Internationales, 1937), La Naissance de l'Armée nationale, 1789-1794 (Paris, Éditions Sociales Internationales, 1939), L'Armée nationale sous la Révolution, 1789-1794 (Paris, Éditions France d'abord, 1945), La Révolution française, 1789-1799 (Paris, Éditions sociales, 1948), Les Sans-culottes parisiens en l'an II. Mouvement populaire et gouvernement révolutionnaire (1793-1794) (Paris, Clavreuil, 1958), Histoire de la Révolution française, 2 tomes (Paris, Éditions sociales, 1962) Le Procès de Louis XVI (Paris, Julliard, 1966) Le Directoire et le consulat (Paris, PUF, 1967), La Première République: 1792-1804 (Paris, Calmann-Lévy, 1968), La Civilisation et la Révolution française. La crise de l'Ancien Régime (Paris, Arthaud, 1970), Précis d'histoire de la Révolution française (Paris, Éditions Sociales, 1972), 1789, l'an un de la liberté (Paris, Éditions sociales, 1973, edizione italiana 1789 l’anno primo della libertà, 1975), Comprendre la révolution (Paris, Maspero, 1981), Problèmes paysans de la Révolution (1789-1848) (Paris, Maspero, 1983), La Révolution française (Paris, Gallimard, 1984), Portraits de révolutionnaires (Paris, Messidor, 1986), Dictionnaire historique de la Révolution française (Paris, PUF, 1989), La France napoléonienne (Paris, Arthaud, 1990), La Maison rurale française (Paris, Comité des travaux historiques et scientifiques, 1995).

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