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Jean Rocchi

Giordano Bruno, l’eretico errante
(L'errance et l'hérésie ou le destin de Giordano Bruno).

1997
Filosofia - Biblioteca

282 pagg.

20,00 euro
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Introduzione

Sommario

L'Autore

 

Il 17 febbraio 1600, in Campo dei Fiori a Roma, i soldati dell'inquisizione conducono al rogo Giordano Bruno. A cinquantadue anni è condannato a morte dopo anni di processo per aver difeso la visione eretica di un universo infinito.
Nato a Nola, padre domenicano in un convento di Napoli, Giordano Bruno fugge una notte di febbraio del 1576. Da allora, la sua vita sarà un lungo cammino erratico sulle strade d'Europa. Ovunque, le sue parole riescono a sedurre i grandi, ma le sue idee, esposte con un irresistibile gusto della provocazione, accendono l’ira delle autorità religiose e universitarie. Caduto nelle mani degli inquisitori, sacrificherà la sua vita e rifiuterà ostinatamente di abiurare.

 

Introduzione
L’autodafé (Actus fidei, atto di fede), le ceneri e il niente, dovevano guidare le sorti del filosofo e delle sue idee. La memoria stessa del suo interminabile processo, a porte chiuse, doveva essere cancellata per sempre (e gli atti giudiziari sparirono, due secoli più tardi). Un silenzio deciso e minaccioso contro il suo ricordo stesso, prolungò la sua eliminazione fisica. I suoi libri furono a lungo discussi in comitati segreti e nessun ritratto della sua persona ci è pervenuto. Malgrado tutto, sotto la cenere le braci restavano vive. All'alba del quarto centenario della morte, Giordano Bruno ritrova la parola e la sua voce dissipa molte delle oscurità addensate nella storia della nostra modernità. Il filosofo di Nola ritorna in piena luce. Ha la stima di una solida avanguardia letteraria, da Joyce a Brecht, Gadda, Beckett ed Eco. Un convegno domenicano ha studiato nel 1993 le diverse rappresentazioni che hanno a lungo ostacolato l'accesso diretto al suo pensiero. Attraverso varie pubblicazioni, e soprattutto quella sistematica delle sue opere (in edizione bilingue franco-itaiana, a opera di Belles-Lettres) il filosofo dell'infinito diventa finalmente per la prima volta accessibile a tutti, quattro secoli dopo la sua condanna da parte dell'Inquisizione. C'era voluto un così vasto lasso di tempo per dissipare la fumata. Che aveva dunque di temibile, quest'uomo?

Egli ardiva proclamare attraverso l'Europa una teoria fantastica: l'essere umano non è al centro della creazione, ma gira attorno al Sole, in un universo infinito popolato di mondi infiniti, e Dio non può essere all'esterno di tale infinito, deve essere presente dappertutto, nel più profondo della materia, di noi stessi. Smettiamo dunque di protendere le braccia verso il cielo e verso gli idoli.
Era spaventoso, orribile. Glielo fecero vedere bene. Tre Chiese lo scomunicarono. Le università lo scacciarono. L’Inquisizione lo bruciò. Ma le idee sono a volte come le acque che prorompono al fondersi delle nevi: superano ogni ostacolo. Un momento sembrano sparite, e poi riappaiono più lontano, senza che ci si ricordi esattamente delle loro origini. Bruno aveva, al riguardo, una solida convinzione (quando spiegava ai suoi antiquati contraddittori che, se l'opinione corrente da essi sostenuta “è vera, in quanto è antica, ne consegue che era falsa nel momento in cui era nuova”.
Aveva talento. Non possedeva nessuno degli strumenti della scienza moderna, né lenti astronomiche, né materiale scientifico. Non aveva il suo pensiero, i suoi libri, la sua intuizione e un superbo coraggio. James Joyce lo considerava il padre della filosofia moderna e non è un caso che Keplero, Spinoza, Leibniz e Diderot si siano ispirati alle sue opere.

Alessandro Koyré nei suoi Studi di storia del pensiero flosofico ha potuto valutare che: “Lo slancio delle scienze, all'inizio del 1600, si deve essenzialmente al pensiero filosofico di Giordano Bruno, e soprattutto alla sua scoperta del carattere positivo del concetto di un universo infinito, legato dall'identità dei suoi componenti e l'uniformità delle sue leggi, concetto che presuppone il dissolversi della sfera delle stelle fisse”.
Saverio Ricci, nel suo La fortuna del pensiero di Giordano Bruno conferma tale assunto e rileva la svolta decisiva delle ricerche bruniane nella misura in cui dimostra, per la prima volta, la presenza del Nolano in tutti i dibattiti scientifici del XVII secolo.

Libro dopo libro, in un ritmo folgorante, Bruno sorprende ancor oggi per la giovinezza dello spirito, la sua freschezza e la meravigliosa temerarietà. Filosofo e poeta i cui accenti evocano a volte Pasolini o Rabelais, è anche un uomo di cultura straordinario, che padroneggia numerose lingue, dal latino dotto al gergo degli anfratti del porto di Napoli, autore di una produzione copiosa che va dal dialogo filosofico e dalla commedia ai trattati sull'arte magica e la mnemotecnica.
Questo figlio della cristianità fu, sul nascere della nostra èra, uno dei primi pensatori antidogmatici e antiaristotelici, l'eretico per eccellenza, eresiarcà, dirà perfino Voltaire, quello di cui è bene diffidare dovunque alberghino certezze. Basta leggere il suo De l'Infinito universo e mondi per trovarvi già una visione delle orbite celesti e del movimento singolare del Sole, l'idea del ciclo eterno della materia e dell'inesistenza del preteso ordine cosmico, l'allusione alla legge dell'attrazione universale, all'eternità della materia e all'atomismo della fisica contemporanea. Tutta la sua opera è permeata da una visione meravigliata, sorprendente, del cosmo.

Per primo con tanta combattività, cerca di precisare il suo personale rapporto con il nuovo universo, servito in questo da un talento fatto di poesia e di audacia che contribuisce a renderlo vicino alla figura dell'intellettuale moderno. Dice bene Ernst Cassirer che per lui l'infinità del divenire, il grande spettacolo del mondo che si recita instancabilmente sotto i nostri occhi è la conferma del senso profondo che l'Io può scoprire solo in se stesso. È la forza della ragione che costituisce l'unica forma d'accesso all'infinito, che ci assicura della sua esistenza e che ci insegna ad applicargli misura e limite con lo scopo non di restringere la sua ampiezza, ma di conoscere la legge che lo avviluppa e lo permea completamente.

Per questa concezione del cosmo infinito, con il metodo e l'uso del criterio razionale di pensiero, Bruno precede non soltanto Galileo, ma anche Descartes. Il principio di certezza cartesiano che parte dal dato fondamentale della coscienza; “Non c'è pensiero senza essere” (il Penso, quindi sono), deriva dal principio bruniano: “Non c'è Dio senza mondo”. Bruno ha dunque il merito, e non è la più piccola delle sue originalità, di aver introdotto una rivoluzione nella filosofia simile a quella aperta da Copernico nel campo dell'astronomia e delle scienze fisiche, un seme che non avrebbe tardato a diffondersi per tutta l'Europa. È il big-bang del pensiero moderno, il caos originario, anche, perché bisogna nello stesso tempo distruggere il vecchio e costruire il nuovo, liberarsi dalle pastoie, uscire dalla caverna rompendo le catene dell'ignoranza.

Nel suo Faust, Christopher Marlowe aveva fatto uscire Bruno dalla sua prigione sul dorso di un drago! William Shakespeare, giovane contemporaneo del filosofo, ha osservato il suo comportamento per rendergli un omaggio polemico, sbarazzino e cortese, ignorato, per quanto ne sappiamo, fino al racconto che segue.
Ha immaginato il Nolano che faceva lo spaccone, con la mano sul cuore, e il suo modo di disprezzare gli amori profani e passeggeri, vantandosi di non dormire la notte per trovare meglio il tempo di scoprire i segreti della natura. Ma il nostro filosofo era già murato nella sua cella quando il focoso poeta inglese scrisse Pene d'amor perdute, sostenendo che in questo basso mondo la natura umana riprende sempre i suoi diritti, perfino con i filosofi più incalliti. Possiamo fantasticare su quel che un Bruno in libertà gli avrebbe saputo rispondere. Con passione e umorismo.

Giovanni Aquilecchia ritiene che la critica bruniana ripudi oggi la facilità e le più suggestive interpretazioni di ispirazione ideologica. È effettivamente quel che suggeriscono i lavori di Hélène Védrine, Saverio Ricci, Fulvio Papi, Albano Biondi e molti altri. Rarissimi sono gli autori che osano ancora sostenere che l'Inquisizione agì legittimamente. Ma il lungo silenzio attorno al Nolano assomiglia al rifiuto di intendere le sue idee, sconvolgenti per troppi.

Esiste un caso Bruno, simile in tutto al caso Galileo. Nei due processi, celebrati a trent'anni di distanza, si ritrovano in effetti gli stessi giudici, le stesse accuse, gli stessi comportamenti.
Bruno era di vent'anni maggiore di Galileo. I due uomini si dovevano essere incontrati a Padova o a Venezia. Le loro concezioni cosmiche avevano suscitato la stessa opposizione degli inquisitori capeggiati da Roberto Bellarmino. La differenza riguarda gli sviluppi: Bruno rifiuta di abiurare e lo si manda al rogo, Galileo cede, e lo si isola.
Nel loro libro su Galileo, Franco Lo Chiatto e Sergio Marconi ritengono che Bruno fu condannato principalmente per aver sostenuto la tesi dell'infinitezza e dell'eternità dei mondi e qualche opinione contraria alla Bibbia – tesi in definitiva metafisiche – più che per il suo eliocentrismo copernicano. È un punto di vista discutibile dal momento che i documenti ufficiali conosciuti ai nostri giorni non precisano le motivazioni della sentenza. Basta leggere i testi: l'eliocentrismo, con i concetti di Nicola Cusano, era al centro della filosofia di Bruno, condannata dalla Santa Inquisizione. Galileo, da parte sua, sembra essersi visto rimproverare, anche, il suo atomismo materialista e una eresia gravissima: la negazione del dogma della transustanziazione.

Invero, i due geni sono stati vittime di una stessa intolleranza e stritolati da una stessa macchina, la Chiesa della Controriforma, che non era disposta a tollerare che si mettesse in discussione il suo ruolo di guida nel campo della ideologia e della cultura.
Il caso Galileo fu riaperto il 12 novembre 1979 da papa Giovanni Paolo II. Con l'enciclica Redemptor hominis, la Chiesa si proclamò disposta a dare una soluzione chiara al problema dei rapporti tra scienza e religione, tra scoperta scientifica e testi sacri. Galileo, afferma il papa, ha enunciato importanti norme di carattere epistemologico, indispensabili per mettere d’accordo le Sacre Scritture con la scienza.
È pensabile di risolvere il vecchio conflitto con la riabilitazione di Galileo e l'oblio di Bruno, lasciando supporre che questi sia solo un mago illuminato?
Importano poco i luoghi e le date ormai lontani dal problema consegnatoci dalla Storia. Al di là di esegesi e analisi, non ci troviamo di fronte a una tragedia del fanatismo?

 

Sommario

Il Nolano a scuola
- La fuga
- Attraverso le terre di Campania
- Il cielo riconciliato
- La pantofola rossa dalla croce bianca
- L’uomo attorno al sole

Una cometa sull'Europa
- Farfalla
- Scontro a Ginevra
- Furore scolastico
- Il fascino italiano
- All'ombra delle idee
- Il girotondo dell'avversione e del desiderio
- Gli sguardi vagano troppo in basso
- La cena delle ceneri
- Il volo verso l'infinito
- Dei numeri e delle figure
- L’impossibile compromesso
- Il bastone per cani
- Noi, Dio, l'anima e la materia
- Il morbido nido di Butcher Row
- Astronauta dei concetti
- Un cielo senza bestie viziose
- Gestazione furiosa di un libro di fuoco
- L’autorità dentro di noi
- All'illustrissimo signor Filippo Sidney
- Cooperare con l'operante natura

Di fronte all'inquisizione
- Il tranello di Venezia
- Sotto gli occhi del doge
- Il tribunale del Sant'Uffizio
- Shakespeare replica al Nolano
- Il Martello degli eretici entra in scena
- Tu sarai un fuoco ardente
- Il principio di ragione

 

L'Autore: Jean Rocchi è uno scrittore e giornalista francese. Ha prodotto per radio France-Culture Giordano Bruno cosmonaute de la pensée (1976) e Reportage à Rome, Naples et Nola sur les traces de Giordano Bruno (1978). Ha pubblicato: L'errance et l'hérésie, ou le destin de Giordano Bruno (1996, edizione italiana Giordano Bruno, l’eretico errante), la prima biografia del filoso di Nola pubblicata in francese, e Giordano Bruno après le bûcher (2000).

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