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André Ouzoulias

La coscienza
(La conscience)

1996
Filosofia
- Le quintette
107 pagg.

9,00 euro
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Introduzione

Sommario

L’Autore

 

La coscienza come fondazione: la rivoluzione cartesiana del cogito, il soggetto trascendentale kantiano, l’intenzionalità nella fenomenologia. Decentramento del soggetto: mente e corpo in Spinoza, la lotta per il riconoscimento in Hegel; neuroscienze, linguistica strutturale e psicoanalisi.

Introduzione
Nei programmi liceali francesi, la coscienza figura al primo posto nell’elenco delle nozioni da affrontare in filosofia nel corso dell’anno. Non è un caso se la coscienza compare all’inizio della riflessione filosofica. Lo dobbiamo forse, per quanto riguarda la Francia, all’influenza particolare che il filosofo francese più famoso esercita sulle menti (fino a fare di "cartesiano" un aggettivo del linguaggio corrente). È noto infatti che per Cartesio la coscienza è, insieme al cogito, alla base di qualsiasi ricerca della verità. Tuttavia, nel fatto che lo studio critico di questa nozione appaia all’inizio di una riflessione filosofica, non si può fare a meno di vedere l’idea che prima di tutto sia necessario riflettere sul soggetto che fa filosofia. La coscienza è qui concepita come inizio; è pensata come prototipo della riflessione di un soggetto che si sforza, in una riflessione primaria, di cogliere se stesso prima di riflettere altri oggetti, e nello stesso tempo come preliminare necessario, perché pensandosi il soggetto può determinare i limiti entro i quali il suo pensiero può legittimamente estendersi. Si deve vedere in questo una concezione della riflessione filosofica che è patrimonio comune di tutte le filosofie del soggetto.

Si assiste però anche a un ribaltamento di prospettiva fra un ordine del conoscere all’interno del quale il soggetto è un punto di partenza, e l’ordine della realtà in cui egli è solo un fenomeno tra gli altri che, per essere conosciuto, deve essere ricondotto alla serie delle condizioni reali della sua esistenza. Le filosofie del soggetto, collocando la coscienza in una posizione fondante, non cedono forse all’illusione di un soggetto filosofico che possa fare astrazione da tutte le condizioni materiali che rendono possibili, qui e ora, dei soggetti filosofici?

L’illusione di una coscienza che fonda se stessa sarebbe quindi il prototipo dell’illusione moderna dell’individuo-soggetto che scambia il processo della conoscenza per il processo reale. Per la coscienza filosofica, "il pensiero concettuale è l’uomo reale e di conseguenza solo il mondo pensato è, in quanto tale, il reale"; così dice Marx, che cerca nella società borghese moderna, nel modo di produzione mercantile, nel lavoro astratto (il lavoro salariato) e nella concorrenza i fondamenti storici reali di questa illusione dell’individuo-soggetto, e i fondamenti dell’illusione dell’uomo astratto e del soggetto autonomo. Il discorso dell’uomo soggetto e di una coscienza astratta è allora la versione filosofica di una "robinsonata" (Marx utilizza il termine polemico "robinsonata" per criticare la prospettiva astratta dell'economia politica classica, che assume le forme sociali del mondo capitalistico come caratteristiche naturali ed eterne dell'uomo, quasi fossero valide anche per il solitario Robinson Crusoe sulla sua isola).

Si potrebbe del resto cercare di dimostrare come, nella storia della filosofia, la coscienza in quanto determinazione autonoma, autodeterminazione, condizione incondizionata, si sostituisca un po’ per volta ad altri incondizionati; che ruolo abbiano giocato in questo caso correnti religiose come l’agostinismo e il protestantesimo per fondare la fede nell’interiorità di una coscienza individuale, rivendicando il libero esame e il libero uso della ragione; ma anche come, per queste correnti religiose, la coscienza abbia costituito un accesso privilegiato a Dio. Così facendo, in un cominciare con la coscienza si potrebbe vedere una concessione implicita allo spiritualismo.

Il fatto è che la coscienza sembra per l’appunto sfuggire all’ordine deterministico del mondo. Di fronte a esso, la coscienza si offre a un soggetto come consapevolezza della propria situazione (dal latino cumscientia: conoscenza effettivamente appropriata, fatta propria) e come ambito interiore in disparte dalle cose; come fonte di effetti che, nella libertà, sembra sottratta a qualsiasi causa esterna ed estranea. Queste due caratteristiche della coscienza, diciamo sbrigativamente quella psicologica e quella etica, in francese e in italiano si sono fuse in una stessa parola, mentre in altre lingue sono indicate da due vocaboli diversi (in tedesco Bewusstsein: coscienza come conoscenza di sé e Gewissen: coscienza morale).

Ma questi due aspetti della coscienza rinviano a un’identità di natura: affermandosi come libera determinazione da parte del soggetto su ciò che egli è e su ciò che vuole, la coscienza è nei due casi l’autoriflessione di un soggetto che si conosce come tale. D’altronde, quali che siano le finalità teoriche, pratiche o tecniche di questo atto autoriflessivo, in esso il soggetto si appropria della propria situazione; l’esistenza diventa la sua; come si dice, prende coscienza.

La posta di una conoscenza filosofica della coscienza è della più alta importanza, perché ne dipende il rapporto fra l’uomo e il mondo. Infatti se, come fanno le filosofie del soggetto, si pone la coscienza in una posizione fondante, se ne fa una causalità autocentrata e bisogna perciò sottrarla al determinismo del mondo. Il mondo della coscienza si afferma allora come un mondo radicalmente distinto dal mondo delle cose, come accesso a una condizione metafisica ("al di là della natura") dell’esistenza umana. Ma il prezzo inevitabile di questa posizione fondante sembra essere allora un dualismo fra il pensiero e le cose.

Se al contrario la coscienza è intesa non come fondamento incondizionato, ma come fenomeno determinato da cause necessarie, si ritorna certamente a un monismo; ma sembra allora che il prezzo sia ancora più pesante e, in particolare, che non si possa più fondare su una specificità umana il valore che l’uomo attribuisce alla propria dignità, all’umanità cosciente come fonte del senso, della verità e della libertà. In modo più essenziale, quindi, al centro di ogni indagine sullo statuto della coscienza vi è il regime di esistenza dell’umanità, in altre parole il suo statuto ontologico.

Per rispondere alla questione, non si può evitare una digressione per valutare le risposte che sono state già date nella storia della filosofia. Tuttavia un semplice inventario non ci permetterebbe di fare maggiore chiarezza. L’importante è sapere dove sta l’essenziale; perciò non abbiamo bisogno, per questa valutazione, di passare in rassegna tutte le filosofie che hanno affrontato il problema. Non abbiano ritenuto quindi necessario convocare a giudizio Agostino, Leibniz, Maine de Biran (fondatore della psicologia della coscienza) e ascolteremo solo di sfuggita Hume, Marx, Bergson, Merleau-Ponty... Ci sembra che tutti questi punti di vista non cambino radicalmente i termini del conflitto descritto prima. E non abbiamo neppure tenuto conto, per una prima istruttoria, della testimonianza degli psicologi, perché la questione della validità dell’inchiesta psicologica deve essere prima di tutto risolta con un’argomentazione filosofica e metapsicologica sullo statuto della coscienza.

Abbiamo seguito un percorso schematico in una specie di progressione atemporale. Nella prima parte, abbiamo voluto presentare gli argomenti a favore di un dualismo metafisico che pone al di sopra della coscienza l’esistenza dell’anima come realtà sostanziale; che si tratti dell’atteggiamento comune o di un metodo filosofico, è comunque un procedimento che fa partecipare l’uomo a due mondi contemporaneamente, quello delle cose e quello al di là delle cose.
Nella seconda parte, esamineremo come diversi tentativi di riforma filosofica abbiano voluto conservare alla coscienza una posizione fondante, pur rifiutando questo dualismo delle sostanze, anzi cercando di superare qualsiasi dualismo. Infine, nella terza parte, cercheremo di valutare approcci di origine e metodo diversi, ma che convergono tutti in una critica della posizione fondante della coscienza e si sforzano di ricondurla al determinismo delle cose.

 

Sommario

INTRODUZIONE
La coscienza come inizio

PARTE PRIMA
La coscienza o l'avvento dell'anima
L'altro mondo
La rivoluzione del cogito

PARTE SECONDA
La riforma perpetua del cogito
La coscienza meno la sostanza
La coscienza meno il dualismo?

PARTE TERZA
La coscienza come fenomeno
Le critiche alle filosofie del soggetto
La coscienza come modo o momento
Decentramenti della coscienza
Il prezzo di un'illusione

CONCLUSIONE

 

L’Autore: André Ouzoulias è professore associato di Filosofia e insegnante-formatore IUFM di Versailles. Ha lavorato per molti anni sulla questione della difficoltà nella lettura, pubblicando numerosi articoli sulla formazione educativa, scientifica e didattica della lettura-scrittura. La conscience, pubblicato in Francia da Quintette èdition, ha avuto due edizioni: 1989 e 2002.

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