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Scipio Sighele

La crisi dell'infanzia e la delinquenza dei minorenni (1911)
con presentazione di Sonia Ambroset

1984
Criminologia
- Biblioteca
110 pagg.

15,00 euro
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Dalla presentazione di Sonia Ambroset

Sommario

L’Autore

 

“Ogni fanciullo che delinque non è che la vittima di un delitto che altri, prima, ha commesso verso di lui”: questa la sintesi dello stimolante testo di Sighele. Uno studio sulle cause famigliari e sociali della delinquenza dei minorenni, tra povertà e crisi dei valori, che rappresenta un significativo contributo allo sviluppo delle conoscenze su questo tema.

 

Dalla presentazione di Sonia Ambroset
Per poter valutare l’importanza del testo di Sighele è necessario ripercorrere le tappe del dibattito relativo alla delinquenza minorile che, in Italia, ha trovato il suo momento più significativo all’interno della scuola positiva.
Per il modo in cui si è sviluppato all’interno di questa scuola, lo studio della delinquenza minorile può essere considerato un momento di rottura rispetto ai postulati delle teorie antropologico-criminali. Occuparsi di questo settore alla fine dell’Ottocento significava infatti mettere in discussione il concetto di delinquente come realtà ‘data’ per porsi il problema del ‘divenire delinquente’.

Maironi, nel 1893, affermava che le ricerche sulla delinquenza giovanile “oltre a essere un contributo allo studio del delitto in generale, conducono alla conseguenza che non tutti i postulati formulati dalla scuola positiva siano applicabili ai singoli casi” (La delinquenza giovanile, Alessandro Maironi).
Uno di questi postulati riguardava la teoria del tipo criminale e proprio questa non sembrava applicabile ai minori di età “la cui conformazione fisiologica e psicologica non è ancora completa, né definitiva, soggetta come è alle variazioni che succedono nel passaggio da un’età all’altra, dalla fanciullezza all’adolescenza, dall’adolescenza alla gioventù”. Non è quindi possibile applicare la teoria del tipo criminale ad un individuo che ancora non è completamente formato e offre caratteristiche che hanno carattere transitorio.

Quindi, nell’occuparsi di delinquenti giovanili, raramente i teorici dell’epoca ritenevano possibile riferirsi a categorie come quella dei delinquenti per degenerazione o per tendenza e, nel caso in cui lo si fosse ritenuto necessario, ci si riferiva sempre a casi eccezionali. Afferma Sighele: “Nessuno lo nega – e non lo negherò certo io, seguace della scuola d’antropologia criminale – che vi siano dei casi di fatale congenita tendenza al delitto, degli individui cioè irriducibili, per i quali nessuna educazione, nessuna suggestione, nessun ambiente può essere argine alla manifestazione dei loro istinti perversi. Ma questi casi sono molto rari: sono delle eccezioni patologicamente gravissime, ma socialmente insignificanti per l’esiguità del loro numero. La grande maggioranza dei fanciulli che delinquono, potrebbero, se fossero posti in condizioni favorevoli, diventare degli uomini onesti. Il che equivale a dire che la colpa di quasi tutta la criminalità dei minorenni è una colpa sociale”.

 

Sommario

PRESENTAZIONE di Sonia Ambroset

Il suicidio dei fanciulli
La delinquenza dei minorenni
I delitti contro l'infanzia
Il dissolvimento della famiglia
Il Codice per l'infanzia
Le donne italiane e la delinquenza dei minorenni

APPENDICE: elenco delle relazioni presentate alla Commissione Reale per lo studio della delinquenza dei minorenni

RELAZIONE DI SCIPIO SIGHELE

 

L’Autore: Scipio Sighele (Brescia 1868 - Firenze 1913), seguace dell'indirizzo di Lombroso, scrisse di psicologia criminale e collettiva, di cui viene considerato uno dei pionieri. Insegnò nelle università di Roma e Pisa e (1899-1902) nell'univiversità Nouvelle di Bruxelles.
Militante del partito nazionalista, irredentista, operò nel Trentino, subendo dall'autorità austriaca due processi nel 1900 e nel 1908, finché nel 1911 fu espulso. Opere principali: La folla delinquente (1891), La teorica positiva della complicità (1893), La delinquenza settaria (1897), L'intelligenza della folla (1903), La crisi dell'infanzia e la delinquenza dei minorenni (1911).

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