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Gaspare Virgilio

Sulla natura morbosa del delitto
Saggio di ricerche (1874)

1983
Criminologia
- Biblioteca
46 pagg.

15,00 euro
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Dal testo...

Sommario

L’Autore

 

Nel 1876, il direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena, Martino Beltrani Scalia, con la collaborazione di Gaspare Virgilio (dal 1867 chirurgo delle case di penali per invalidi di Aversa), per sopperire al ritardo legislativo in materia di istituzione di manicomi per delinquenti folli, con un semplice atto amministrativo inaugurò la Sezione per maniaci presso l'antica Casa penale per invalidi di Aversa. La Sezione per maniaci, la cui direzione fu affidata a Gaspare Virgilio, rappresentò il primo esempio di quegli istituti che qualche anno dopo furono denominati manicomi giudiziari, sperimentando così quegli "stabilimenti speciali per condannati incorreggibili".
Partendo quindi dalla sua esperienza di lavoro con “le due classi più disgraziate della società, folli e condannati”, in questo testo l’Autore si proponeva di rilevare quei caratteri fisiologici, intellettuali e morali che definiscono la deviazione morbosa del tipo umano.

 

Dal testo...
L’indirizzo oramai imposto dal moderno naturalismo a tutti i rami dello scibile, siano pratici, siano speculativi, non dovrà mancare di produrre i suoi effetti anche in quelli che concernono la disgraziata classe dei delinquenti, ove pure si vide la necessità di innestare le ricerche morali che li riguardano colle ricerche positive che riflettono le condizioni fisiche degli individui che la costituiscono.
Si chiamò quindi a contribuire tutti gli studiosi della scienza antropologica, intesa nella più lata estensione del significato, perché s’impegnassero di far convergere i loro sforzi ad un unico scopo, lo studio dell’uomo, da cui dovranno quandochessia scaturire i più giusti criteri sui quali deve sorgere la riforma della scienza penale. Ed a quest’opera altamente umanitaria era naturale che la classe medica, massime quella che è per ragione di ufficio in quotidiano contatto coi detenuti, fosse invitata a recare in mezzo il frutto delle sue osservazioni.

All’appello risposero molti, i quali hanno dimostrato ancora una volta quanto all’immegliamento sociale debba in gran parte, anzi necessariamente, contribuire la medicina; giacché si va facendo ognor più palese per tutti come non si possa fare a meno dell’intervento medico nella risoluzione dei più ardui problemi sociali; potendo esso, anche da solo, esercitare un’influenza salutarissima, quando venga a guidare le vedute ed i progetti amministrativi.
Potendo la tendenza a delinquere essere niente altro che uno stato morboso (il che ci studieremo dimostrare) è di fatti dovuto in gran parte alla medicina l’applicarvi i rimedi, qualora sia in grado di apprezzarne la natura delle cause. Con ciò essa non pretende imporsi come forza esclusiva per la cura di tanta piaga: confidato a lei il benessere, e quindi il destino delle popolazioni, e possedendo i mezzi per realizzare i progetti d’immegliamento, essa, non pretende che contribuire all’opera comune della rigenerazione.

In quest’epoca, nella quale da tutte le parti si leva un grido di sconforto ingeneratosi negli animi, i quali non hanno assoluta confidenza nella forza delle leggi, si riconosce da tutti il bisogno di moralizzare le masse: eppure questo intento non si può ottenere colla stessa facilità con cui si può eseguire un’opera di utile pubblico.
È un lavoro lento e difficile codesto della rigenerazione dei popoli, e noi abbiamo fede che il tempo non sia lontano, in cui la scienza medico-psicologica potrà gettare su questo problema una luce più limpida e più serena. Conciosiacché non si tratta di altro che di dimostrare l’azione ora lenta ora precipite, e talvolta istantanea, di certe cause disorganizzatrici; ed ancora di stabilire i rapporti che esistono tra queste cause, e gli effetti, che consistono nelle trasformazioni degenerative di cui s’improntano l’individuo e la razza...

 

Sommario

Antropometria di 266 condannati
Antropologia
Patologia
Psicologia

 

L’Autore: Gaspare Virgilio (Aversa, 1836-1908) lavorò nell'ammini-strazione carceraria, prima in qualità di chirurgo delle Case penali dell'Ufficio sanitario poi nella Sezione maniaci della Casa penale per invalidi inaugurata ad Aversa nel 1876. Divenuto celebre alienista, fu un fedele seguace delle teorie di Cesare Lombroso, e come direttore del manicomio civile iniziò gli suoi studi sul parallelismo tra malati di mente comuni e alienati delinquenti, studi resi possibili in quanto l'istituzione da lui diretta era l’unica, in tutto la penisola, che accoglieva anche malati di mente e autori di reato. Si impegnò subito in una vasta e profonda opera di rinnovamento del manicomio stesso, soprattutto forzando le province, a esso ancora afferenti, a non ricoverare più i loro folli ad Aversa. Condusse la sua battaglia a favore della "disgraziata classe dei pazzi" sia con gli scritti sia ricorrendo a misure particolarmente forti come il blocco delle ammissioni, e solo a partire dal 1881 le province cominciarono a ritirare i loro malati. Nel 1904 la Sezione per maniaci fu ampliata e trasformata in Direzione autonoma di Manicomio giudiziario; Virgilio ne assunse la direzione, lasciando quella del manicomio civile. Qui approfondì i suoi studi sui rapporti tra delinquenza e follia, passando dall’iniziale identificazione tra pazzo e reo, al concetto di analogia tra delinquenti e malati di mente.

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