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Pierre Kahn

Teoria ed esperienza
(Théorie et expérience)

1996
Filosofia - Le quintette
110 pagg.

9,00 euro
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Introduzione

Sommario

L’Autore

 

L’allegoria della caverna e lo statuto della theoria in Platone. L’empirismo e le aporie dell’induzione. La soluzione kantiana. La ripresa del programma empiristico nel Novecento: teoria e spiegazione scientifica, linguaggio teorico e linguaggio osservativo, verificazione e falsificazione, olismo epistemologico.

Introduzione
Come possono le nozioni di 'teoria' ed 'esperienza' costituire l'oggetto di un confronto? Etimologicamente la parola greca theoria significa vista intellettuale, contemplazione; letteralmente: visione di uno spettacolo. Potremmo parlare di atteggiamento speculativo. In questo senso, 'teoria' rimanda in primo luogo a 'pratica' più che a 'esperienza', sia nell'ottica, ancora comunemente condivisa, di perdita di valore della teoria a beneficio di una pratica che sappia non soltanto pensare o parlare, ma che agisca sul mondo; sia nell'ottica, ben più evoluta, di una subordinazione alla teoria della pratica, considerata quest'ultima come l'applicazione della teoria.

Anche la nozione di esperienza è soggetta a interpretazioni diverse.
1) L'esperienza come acquisizione progressiva di saperi o di abilità. In altri termini, come scrive Claude Bernard, "l'istruzione acquisita attraverso la pratica della vita". In questo senso si può dire, di qualcuno, che ha esperienza.
2) In senso più filosofico, e che riguarda particolarmente la filosofia della conoscenza (gnoseologia), il concetto di esperienza designa i dati sensibili con i quali la mente è in rapporto durante l'elaborazione o la conferma delle sue conoscenze. Da questo punto di vista il problema può riassumersi così: in quale relazione è la mente con questi dati sensibili, con l'esperienza? Si vedrà che i filosofi hanno dato risposte diverse e a volte opposte a questo problema fondamentale.
3) Come terzo significato, esperienza designa i procedimenti di sperimentazione attraverso i quali si vuole controllare la fondatezza di un'affermazione o di un'ipotesi. Esperienza è in questo caso un nome che si applica "ai fatti che ci forniscono questa comprensione sperimentale delle cose". In conclusione, si tratta di ciò che potremmo definire con maggiore chiarezza 'sperimentazione'.

Questo terzo significato si distingue nettamente dal primo: 'avere esperienza' ha un significato molto diverso da 'fare un'esperienza'. Quest'ultimo significato è invece in rapporto stretto con il secondo. Da un lato, in base all'idea che ci si può fare del ruolo dell'esperienza (nella seconda accezione) nell'elaborazione della conoscenza, si accorderà maggiore o minore importanza allo statuto epistemologico della sperimentazione. Dall'altro lato, nella misura in cui l'attività scientifica può apparire come modello di ciò di cui la conoscenza umana è capace, un'analisi della funzione sperimentale nelle scienze dovrà essere in grado di chiarire, in maniera forse decisiva, la domanda che da 2500 anni tormenta la filosofia della conoscenza: in quale modo la mente conosce? Si basa, forse, su dati sensibili? E in quale modo? I dati sensibili, a loro volta, sono fondamento, criterio, semplice contenuto materiale, oppure ostacolo alla conoscenza? In ogni caso è oggi difficile rispondere a queste domande così antiche e importanti senza passare per la filosofia della scienza.

Il problema dei rapporti fra teoria ed esperienza si delinea allora un po' più chiaramente. Se una teoria è una 'vista della mente', essa obbedisce a un intento speculativo, a una volontà di verità. Per realizzarsi, deve fondarsi sull'esperienza, sui dati dell'osservazione? Oppure, e per quali ragioni, deve distaccarsene o superarli? Deve farsi controllare dai dati d'esperienza e vedere legittimate le sue affermazioni da un simile controllo?
Il problema dei rapporti fra teoria ed esperienza si pone come un problema filosofico di primaria importanza in quanto concerne la questione cruciale del fondamento della conoscenza. Kant poneva la celebre distinzione fra questione di diritto (Quid juris?, che ne è del diritto?) e questione di fatto (Quid facti?, che ne è del fatto?), distinzione la cui origine si trova nella sfera politica, ma che bisogna anche, egli affermava, applicare alla conoscenza. La conoscenza è possibile dal momento che c'è (fisica, matematica): questo è il dato di fatto. Ma a quali condizioni è possibile? Ecco il problema di diritto.

La conoscenza di fatto non basta. È necessario anche produrre delle credenziali che giustifichino la nostra pretesa di conoscere. La questione di diritto rinvia, dunque, alla 'legittimità della pretesa' di conoscere, ovvero alla questione del fondamento: che cosa autorizza a ritenere valida una conoscenza in quanto tale? Il problema dei rapporti fra teoria ed esperienza è dunque al centro di questa questione di diritto: che cosa permette di giustificare la validità delle nostre rappresentazioni 'teoriche' (nel senso, lo ripetiamo, di speculativo) del mondo? Quale è il ruolo dell'esperienza in questa giustificazione? Perché mai alcune fra queste rappresentazioni non sono propriamente dei semplici 'punti di vista della mente', delle semplici opinioni, o addirittura, perché no, delle allucinazioni, ma hanno un valore oggettivo? Dovremmo allora essere in grado, occupandoci di questi problemi, di stabilire una linea di confine con la quale distinguere le vere conoscenze da quelle false. Così il problema del rapporto fra teoria ed esperienza tocca direttamente il punto centrale della teoria della conoscenza: che cos'è un sapere vero e che cosa noi possiamo sapere?

Si deve mostrare la contraddittorietà dell'esperienza od oltrepassare l'esperienza, come in sostanza accade nella filosofia di Platone? È solo un mondo di semplici apparenze o peggio di illusioni? Oppure è l'esperienza che fonda la teoria, che ne prova la verità? In questo caso, quale relazione si stabilisce fra l'una e l'altra? Una teoria descrive forse una realtà esterna e indipendente che si presenta a noi nell'esperienza? Oppure una teoria viene provata attraverso semplici dati 'osservabili', sulla cui natura sarebbe inutile pronunciarsi? Come accade che la nostra esperienza formi un mondo, cioè un tutto coerente e organizzato, ben diverso da una serie di fenomeni sparsi o di semplici e fugaci apparenze?
Come si può ben vedere, il problema dei rapporti fra teoria ed esperienza comporta allora, in un modo o nell'altro, che si stabilisca lo statuto di ciò che è: si tratta di quella che potremmo definire l'implicazione ontologica di quel rapporto problematico.

 

Sommario

INTRODUZIONE
Le parole, i problemi, le implicazioni

PARTE PRIMA
L'esperienza sotto accusa, ovvero l'impresa platonica
L'allegoria della caverna
Che cos'è il sapere?
Lo status della theoria
La scienza moderna è platonica?

PARTE SECONDA
L'empirismo e l'induttivismo. È facile rivalutare l'esperienza?
Sperimentale
Empirismo classico e induttivismo stretto
Le difficoltà dell'induttivismo

PARTE TERZA
Il problema del valore dell'esperienza e il fondamento della conoscenz?
Sperimentale
Empirismo classico e induttivismo stretto
Le difficoltà dell'induttivismo
Che cos'è una legge scientifica?
Verificazione e falsificazione
I limiti del falsificazionismo
L'olismo epistemologico
L'esperimento cruciale
La scienza si riduce a una convenzione?

CONCLUSIONE

 

L’Autore: Pierre Kahn ha pubblicato i seguenti libri: La philosophie de a à z (Hatier, 2011), Le temps des réformes (P U De Grenoble , 2011), La lecon de choses (P U Du Septentrion, 2002), La passion (Ellipses Editions, Paris, 2004), De l'enseignement des sciences a l'ecole primaire (Hatier, 1999) L'etat (Quintette èdition, Paris, 1998 e 2003). Théorie et expérience è stato pubblicato in Francia da Quintette èdition.

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