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narrativa

 

 

 

 

John Wainwright

Cul-de-sac

 

Una breve vacanza al mare tra due coniugi, un esito drammatico. Un omicidio, due versioni dei fatti. Un individuo ordinario, un individuo stravagante. La scrittura magistrale di John Wainwright ci porta prima dentro la mente di un uomo, e poi a seguire il percorso tortuoso delle indagini del sergente
Harry Harker. Il suo non è un modo ordinario di indagare, egli scava a fondo nella psiche di tutti i soggetti coinvolti per arrivare a rispondere alla domanda: Maude Duxbury è stata uccisa o no? Il lettore è portato a credere sia all’una che all’altra versione. Questi sono gli ingredienti che hanno portato Georges Simenon a dichiarare che Cul-de-sac è un romanzo veramente indimenticabile.

 

bosco di latte

 

 

 

 

 

Arthur Machen

Oltre la soglia

 

Jerome K. Jerome racconta di aver dato da leggere ad Arthur Conan Doyle una copia dei racconti di Machen. Doyle quella notte non riuscì a dormire. «Il vostro amico Machen è proprio un genio» disse poi a Jerome, «ma prima di portarmelo a letto di nuovo ci penserò due volte». L’aneddoto è insieme rivelatore sia delle qualità letterarie e artistiche di Machen – uno degli autori favoriti di Henry Miller e considerato “un maestro” da Borges – sia dell’effetto inquietante della sua prosa. Volto, in tutta la sua produzione, a sondare i misteri dell’universo, egli non giunge mai a una conclusione definitiva, ma soltanto (ed è già molto) a porre questioni, a mettere in dubbio quella che sembrerebbe la realtà, aiutandoci a prendere coscienza della complessità dell’esistenza. I suoi racconti, dunque, come i sogni di cui spesso parla, sembrano cominciare con la parola fine.

 

narrativa

 

 

 

 

Alice Rivaz

Di memoria e di oblio

 

Saper ascoltare gli altri, lasciare crescere in sé le paure, i sogni, con quella paziente e amichevole attenzione, codice d’ingresso indispensabile se si vuole penetrare e decifrare le anime, è il primo atto da scrittrice cui adempie Alice Rivaz. Il lavoro di scrittura viene dopo. I personaggi di questi diciannove racconti appartengono quasi tutti all’immensa famiglia dei ‘miserabili’,
gli sconfitti della cosiddetta società dell’opulenza. Vi compare la lavandaia che si ammazza di lavoro per mantenere un marito parassita, e poi Sorella Olga, la cui vita non è che dedizione e modestia, la piccola signora dai capelli bianchi che si alza in piena notte per distribuire i giornali agli abbonati al fine di
portare a casa sessantatré franchi al mese; vi compaiono poveri, gente che stenta la vita, sfruttati quasi invisibili all’interno di una Ginevra lussuosa e lustrata.

 

bosco di latte

 

 

 

 

 

Novalis

I discepoli di Sais

 

Romanzo simbolico sulla natura, I discepoli di Sais, oltre a essere una delle testimonianze più perfette dello straordinario linguaggio lirico di Novalis, costituisce uno dei testi più significativi del pensiero del poeta tedesco. A Sais, presso il simulacro della misteriosa Isis, entro le sale del tempio risuonano e si intrecciano le conversazioni che hanno per argomento la natura e il suo rapporto con l’uomo, la concezione del mondo come organismo incompiuto, le riflessioni sul potere vivificante della natura. Ora è la voce di Fichte che echeggia, ora ci pare di udire Schelling, ora avanza e parla amoroso il Maestro di Freiberg. E la scuola di Freiberg è appunto l’accolta dei discepoli: Werner, il noto geologo apostolo della natura, li sorveglia e li guida. Ed è in mezzo a loro che Novalis ci accompagna. In mezzo a forme aeree, indistinte, dove le figure svaniscono dinnanzi alle passioni dell’anima, dove i loro tratti sfilano leggeri, si arrestano un istante, sorridono, corrugano la fronte e non le si è ancora formate nella mente, che già sono via, lontano.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

 

 

Walter G. Pozzi

Nadir
L'edificio del silenzio

 

Nel villaggio di Vilnarmaisi, le ombre del passato non
smettono di echeggiare attraverso le generazioni. Roman, spinto da misteri famigliari e memorie sepolte, torna nella vecchia casa di famiglia dopo la morte della nonna. Qui, tra fotografie ingiallite e racconti taciuti per troppo tempo, emerge la figura inquietante di Argus Toifell, il Colonnello che ha segnato con il suo pugno di ferro la storia del villaggio. In un paesaggio sospeso tra il presente e la memoria, il lettore è condotto in un intreccio profondo e doloroso, dove le colpe, i segreti e i legami familiari si svelano poco a poco. Attraverso i ricordi frammentati di Roman e i racconti della zia Dafne, si dipana una vicenda oscura che scava nella violenza e nella crudeltà umana, esplorando il sottile confine tra vittime e carnefici. Un romanzo che si muove tra passato e presente, dove la storia personale si intreccia con quella collettiva, e le domande sull’identità, la colpa e il destino si fanno sempre più pressanti. Walter G. Pozzi dipinge con maestria un mondo denso di emozioni contrastanti, dove il silenzio è il vero protagonista, e la verità, nascosta sotto strati di menzogne e ricordi, attende di essere riportata alla luce.

 

saggistica

 

 

 

 

 

 

Paolo Parrottino

Noialtri
Sulla natura relazionale dell’identità personale

 

In che modo diventiamo le persone che siamo? Quanto le relazioni che coltiviamo incidono sulla formazione della nostra identità personale? Con un linguaggio semplice e appassionato,
l’autore esamina la struttura intima delle relazioni umane, mettendone in luce le dinamiche donative e di dominio, luci e ombre di un universo che ci abita e che ancora fatichiamo a comprendere. In un serrato dialogo con i grandi maestri del Novecento, tra cui Günther Anders, Georg Simmel e Carl Schmitt, viene così indagata a fondo l’ambivalenza dello straniero, di colui che bussa alla porta della nostra esistenza. Ospite o nemico? Che chieda il permesso o che forzi l’ingresso, al suo passaggio non saremo più com’eravamo prima.
Con un taglio filosofico sociale, Noialtri è un saggio che parla a chiunque voglia riflettere sulla natura relazionale della propria identità personale, per poter poi dipingere con maggior consapevolezza sulla tela della propria esistenza.

 

In Utero

musicale


 

 

 

Silvia Albertazzi

Leonard Cohen
Manuale per vivere nella sconfitta

 

Senza dubbio l'opera di Leonard Cohen appartiene nella sua totalità al mondo delle lettere, eppure nessuna monografia l'ha finora presa in considerazione senza separare il poeta e il romanziere dal cantautore. Prendendo in esame l’intera opera dell’artista canadese, dalle prime prove poetiche degli anni Cinquanta al disco postumo Thanks for the Dance, l’autrice dimostra come poesia, narrativa e canzone costituiscano per Cohen un’unica forma espressiva in continua evoluzione, in cui la bellezza dei perdenti e il valore della sconfitta sono esaltati attraverso un uso ipnotico e ammaliante della parola (tanto scritta quanto musicata) che imprigiona chi ascolta o legge in un cerchio magico da cui risulta impossibile uscire, una volta che se ne siano varcati i confini.

 

narrativa

 

 

 

 

 

Alessandra Patriarca

I bassifondi della possibilità

 

Che cosa collega un brutale episodio di cronaca nera del 1988 alle vicende di Nora, che gestisce un’agenzia immobiliare in Liguria nel 2007? Nora ha quarantacinque anni e un pessimo carattere, ha da tempo rinunciato alla carriera di architetto a Milano, colleziona denunce per danneggiamento e diffamazione, ha una specie di fidanzato storico, Iginio, con cui non intende impegnarsi e guarda alla vita e al futuro con assoluto cinismo. Però, le piacciono i senzatetto e si ferma a chiacchierare con loro, ha un’incrollabile pazienza con i bizzarri clienti dell’agenzia e dispensa saggi consigli agli amici. E non si separa mai dal suo alano blu, Bendicò. Elan ha vent’anni di meno e con lei non ha niente in comune. Fa il pescatore, è nato in Sicilia e ha vissuto da sempre “in un pozzo di assurda sofferenza”. È bello, timido, quasi all’antica. Ed è coraggioso. Solo in lui Nora può trovare lo specchio nel quale riconoscere la meschinità delle proprie preoccupazioni e la motivazione per dare una svolta alla sua vita.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

John Wainwright

La trappola

 

L’omicidio caotico e brutale di Clive Richardson innesta il delicato meccanismo investigativo della polizia di Lessford. L’appartenenza di Clive alla comunità gay della cittadina inglese complica ulteriormente le indagini: pregiudizi, stigma e paura si oppongono ai detective nella soluzione del caso. Non rimane che scommettere. Una corsa affannosa alla ricerca del colpevole, dal cui esito dipenderanno le carriere – e le vite private – dei protagonisti. Attraverso la descrizione minuziosa e incalzante degli interrogatori, Wainwright si dimostra abile nel rappresentare la variegata gamma di personalità che compone il mondo della polizia investigativa, estraneo ai non addetti ai lavori. La scelta delle domande, la violenza e la comprensione, le pause e gli spazi, il tono della voce: tutto è essenziale alla riuscita dell’interrogatorio perfetto, tutto è funzionale per incastrare il colpevole.
Grazie ai vent'anni trascorsi in polizia, la penna di Wainwright apre con naturalezza le porte sulla psicologia dei detective, mostrandone le paure e i vizi, le macchinazioni e i desideri. Il lettore viene così trasportato nel quadro verista di un’indagine carica di angosce, suspense e colpi di scena.

 

bosco di latte

 

 

 

 

 

 

 

Henry James

Occhi di vetro

 

La vertigine della scelta e il perturbante cambiamento del proprio corpo si fondono nel racconto di Henry James. Occhi di vetro è una perla letteraria che narra la parabola esistenziale e sociale di Flora Saunt, una ragazza fascinosa e consapevole dell’ascendente che esercita su chiunque posi su di essa lo sguardo. Orfana di entrambi i genitori, l’ambiziosa giovane si circonda di pretendenti, ammaliati dalla sua indicibile bellezza. Un potere smisurato che la pone nel dilemma esistenziale della scelta tra l’essere e l’apparire, tra l’ascoltare il proprio corpo che cambia e il darlo in pasto agli occhi altrui per un tornaconto personale. A insidiare la sua ambizione sociale si insinua, difatti, un imprevisto, una paura sconcertante. Illusione e menzogna saranno allora le armi con le quali Flora dipingerà il suo ritratto eterno, all’ombra del quale proteggersi da occhi indesiderati che possano scorgere la sua reale natura. Flora, infatti, conserva gelosamente un segreto che, se svelato, ridurrebbe in frantumi la dimora di specchi che la protegge. Così, quello messo in scena da Henry James si rivela un macabro teatro di maschere: la maschera, allo stesso tempo immagine e nascondimento, incarna il rischio di rivelarsi soffocante per chi scelga di indossarla.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

 

Christine Dwyer Hickey

La moglie di Hopper

Vincitore del Walter Scott Prize 2020

 

Michael è un ragazzino tedesco di dieci anni, orfano di guerra, costretto a trascorrere l’estate nella villa della sua benefattrice in compagnia del nipote Richie, solitario figlio di un ufficiale americano ucciso in azione. Lasciati a se stessi, i ragazzi conoscono la coppia che vive nel vicinato – il pittore Edward Hopper e la moglie Jo – e tra di loro si instaura un’improbabile amicizia.
Jo, irascibile, passionale e spesso impulsiva, patisce l’isolamento e la vita all’ombra del genio. Edward, introverso e sofferente, depresso da un blocco creativo, rimane colpito dalla bella e fragile zia di Richie, Katherine… un’infatuazione condivisa anche dal giovane Michael. Michael è tormentato da ricordi che non riesce a comprendere. Richie è travolto dalla propria perdita e dai crescenti problemi della sua affascinante madre, Olivia.
È una storia di solitudine e rimpianto, del cangiante e sfuggente sogno americano e dei lasciti della guerra. È anche la storia di un matrimonio problematico e un’indagine narrativa su uno dei maggiori artisti del ventesimo secolo.

 

graphic novel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edith Wharton, Anton Cechov, Thomas Wolfe, Henry Lawson, Susan Samanci, Lafcadio Hearn, Zhaxhi Dawa, Arthur Machen

Racconti dal mondo

Illustrazioni di Valentina Villa

 

I racconti di questa raccolta sono stati scritti da autori di varie regioni del mondo. Sono storie che parlano di trasformazione, di passaggio, di contrapposizione tra la vita e la morte, tra il ricordo e il presente, tra paura e speranza. Alcune presentano una situazione evanescente, tipica del sogno come La luce dell’abisso (Tibet), dove il mondo soprannaturale e l’ombra coesistono con la realtà materiale, altre viceversa mostrano una realtà cruda e ruvida come Il becchino (Australia), dove la morte seppur vissuta nel suo aspetto più materiale, è anche l’estremo tentativo di ritrovare un’umanità perduta. In Helin profumava di resina un ambiente magico e sospeso si nasconde al riparo dalle insidie di dolore e guerra che si svolgono lontano dalla campagna. Sono spazi diversi così come lo erano i luoghi che le hanno prodotte. Oggi questi ambienti sono quasi completamente trasformati, appiattiti nelle differenze, globalizzati, dunque privati di poesia. In quest’ottica sono state
scelte queste storie: recuperando le particolarità di ogni
ambiente e cultura, le leggende e quella dimensione quasi magica, dove in lontananza si può scorgere il tendone di un circo, nel bosco si può intravedere il volto di un gitano, su una terrazza può visitarci uno spirito.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Guffanti

La strana storia di Bric

 

Virginia scappa dal collegio dove è rinchiusa. Arriva alla sua montagna di notte. Mentre è nascosta nella stalla di casa, assiste alla caduta di un meteorite.
Questo evento straordinario cambierà la sua vita e quella degli abitanti del paese, in maniera irreversibile. Vigili, polizia, studiosi, operatori televisivi e turisti invaderanno i luoghi remoti di queste montagne, fino ad allora dimenticate. Con esiti imprevedibili. Scontri generazionali, avidità, incomprensioni, il giogo delle tradizioni e il rispetto della montagna. Affrontando questi temi Virginia e il suo paese dovranno toccare il fondo di tutte le cose non dette, per rendersi conto dei reali desideri che muovono le tre diverse generazioni che abitano il paese.
Virginia è un’eroina atipica. Da ragazza prima e da donna adulta poi, sa che per uscire da questo dramma bisogna trovare una strada percorribile anche là dove restano solo macerie.
Virginia è come la sua montagna e ci dice un’ultima parola sulla vicenda. Le sue scelte sono radicali fino alla fine, ispirate a un’etica profonda. Come potrebbe essere diversamente se vuole onorare amici, giuramenti, la montagna e la famiglia? Questa ragazza selvaggia e affascinante ci spinge a guardarci dentro e a vedere avanti.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

 

Alice Rivaz

Getta il tuo pane

 

Christine è una donna di cinquantasei anni che non si è mai sposata. Lavora come impiegata e nel corso della sua vita sembra aver fatto pace con la sua solitudine. Gli unici amici che le sono rimasti sono gli uomini che ha amato e che in passato l’hanno fatta soffrire… Questo suo equilibrio sfuma quando sua madre diventa vedova e lascia Losanna per raggiungere la figlia e vivere per sempre con lei a Ginevra. Di fronte a questo ricatto morale, Christine combatte con il suo senso del dovere che le impone di prendersi cura della madre, soffocando il proprio risentimento nei suoi confronti.
Da qui, anni di dipendenza reciproca coinvolgono le due donne in una delicata lotta di potere. Ma le cose cambiano non appena la madre si ammala.
Alice Rivaz maneggia questo materiale incendiario da par suo, capace com’è di condensare le tematiche che le sono proprie sin dagli esordi, e dal racconto di questa lunga intimità crea non solo la straordinaria figura di una donna d’altri tempi, esigente e tirannica, ma anche quella di un’epoca, di una società, di usi e costumi scomparsi, da lei tratteggiati con mirabile accuratezza e umorismo.

 

saggistica

 

 

 

 

 

 

 

 

Gabriele Perretta

Il sensore che non vede

 

La saturazione mediatica, l’esasperazione della comunicazione visiva, ci ha portati alla crisi del “terzocchio”, che è il simbolo della crisi del vedere! Da una parte la vita quotidiana è permeata di immagini e definire perciò solo i fenomeni di questa convivenza sarebbe insufficiente. Dall'altra la dimensione etico-estetica, la sua performatività nello scambio con il sociale, iviene il gap con il quale il “sensorio” si confronta. La dimensione delle suddette anomie rioccupa artificialmente il concetto di mediale, di ars, dalla quale l'operatività artistica pareva essere stata allontanata, con l’affacciarsi del binomio produttivo capitale/linguaggio.
L'insidia della cecità del mezzo concretizza una manipolazione del bello, non più inteso come categoria dello spirito, ma come espressione della moda, delle esteriorità dei prodotti- mercato. Oggetto di questo saggio è la perdita dell’immediatezza sensoriale, studiata nel ruolo che essa si è scavata nella società industriale e post-industriale. Lo scopo di questa riflessione è, dunque, quello di fornire una critica analitica che interpreti nelle sue varie forme questa cecità sociale, di processarne i meccanismi comunicativi e di illustrare lo sfondo percettivo delle nostre sviste e della nostra equivocità artistica.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

Yu Xiuhua

Esserci ancora

 

I due racconti di Esserci ancora, sebbene apparentemente distinti, rispondono entrambi a una necessità
narrativa ben precisa: dare voce a un dolore, descritto attraverso due figure femminili ma con una valenza estesamente umana. Le protagoniste sono due donne, che con modalità ed esiti diversi infrangono lo schema che le vorrebbe aderenti alle regole sociali dei luoghi in cui vivono: la campagna, arretrata e chiusa, per Zhou Yu, e la città, frenetica e spietata, per Ai Lan. Due donne (o, se vogliamo, la stessa donna) dotate di una spiccata sensibilità e di una forte emotività che le rende vulnerabili, ma coraggiose al tempo stesso. Quel tipo di coraggio che genera dal dolore. In entrambi i casi vediamo concretizzarsi l’archetipo della sofferenza che diventa forza, ribellione, sfida e, in certi risvolti, sfuggendo al controllo, tocca la follia.

 

Il Bosco di Latte

 

 

 

 

 

O. Henry

Marionette

 

I racconti di questa raccolta procurarono all’autore una vastissima popolarità. Ognuno di essi parte da una casualità. È infatti il caso che sembra governare la quotidiana “giostra della vita” che il tipico eroe di O. Henry – si tratti di un vagabondo in cerca di un riparo per la notte, di un innamorato alla vana ricerca di un amore perduto, di un ladro gentiluomo che si tramuta in uno spietato assassino – deve affrontare per sbarcare il lunario, senza tuttavia perdere la sua umana sensibilità. Ma se poco – a volte quasi nulla – conosciamo dei protagonisti di questi racconti, sappiamo però una cosa essenziale: che queste “marionette”, prese in un ingranaggio a volte terribile e talora tragico – nonostante gli sforzi dello sguardo ironico e bonariamente umoristico dell’autore cerchino di farci dimenticare la dolorosa realtà – sono anzitutto esseri umani; ed è la loro sempre profonda e sentita umanità a farceli sentire vicini.

 

In Utero - musicale

 

 

 

 

Mario Bonanno, Stefania Rosso

Che mi dici di Stefano Rosso?
Fenomenologia di un cantautore rimosso

 

Che mi dici di Stefano Rosso? nasce dal desiderio di colmare una lacuna storica. Nasce con l’intento di compensare la rimozione collettiva cui è stato – ed è – oggetto uno dei cantautori più originali della scena italiana anni Settanta (e a seguire). Nessuna pretesa quindi di esaustività, nessuna smania agiografica. Nessun tentativo di pronunciare l’ultima parola. Ché le vite si vivono e non si raccontano. Mi piace pensare a questo che tenete tra le mani, come a un libro capace di spiegarsi da solo. Un libro che si sottrae al narcisismo autoriale, e a un certo punto persino si defila; lasciando spazio alle parole che Rosso ha detto-scritto-rilasciato; alle parole dei tanti che in un modo o nell’altro, di Rosso hanno incrociato la strada.

 

il Bosco di latte

 

 

 

 

 

 

 

Valerij Brjusov

Racconti dell'Io

 

Una scelta fra i migliori racconti pubblicati da Valerij Brjusov dal 1907 al 1913. Alla loro uscita suscitarono infinite polemiche, a causa della cruenta e inusitata rappresentazione di eccessi e perversioni umane; spesso mostrate sovrapponendo i piani del sogno e della realtà e così precorrendo, in qualche modo, la psicanalisi. I suoi personaggi riescono a compenetrare vari mondi. Uno trasforma il sogno in una realtà desiderata, un altro vuole “vivere” la realtà dello specchio, provare a essere l’immagine-schiava del proprio Io; mentre Anna, giovane commessa, si estranea dalla propria realtà, popolata di esseri brutti e insulsi, per sentirsi felice in un ambiente fatto di articoli di cartoleria. In altri racconti Brjusov propone in chiave moderna l’eterna tematica dell’eros, attraverso una conoscenza sottile della dinamica dei sentimenti; anche l’eros può aprire una porta d’inizio o finale, di vita e di morte. E sono sempre le donne che spariscono, che muoiono, che dopo essere state abbandonate ricompaiono improvvisamente per suscitare un forte sentimento negli uomini. Racconti di straordinaria bellezza che hanno valso a Brjusov il titolo di “Edgar Allan Poe russo”.

 

il Bosco di latte

 

 

 

 

 

 

 

Victor Serge

Anni senza perdono

 

Siamo nella Russia degli anni Trenta, in pieno stalinismo; in un tempo in cui bisogna pensare allo zucchero e al petrolio, alle cimici nelle stanze, alle code nelle farmacie già svuotate, quando la miseria agisce nel cuore umano come una ferita segreta e la possibilità di guarire è legata al successo della restaurazione economica, che pur si auspica e si condivide. Ma l’individuo è solo mentre le grandi idee invadono le strade. Un equilibrio difficile, una coerenza messa a dura prova; un linguaggio che non si abbandona mai, se non all’amaro realismo.
Victor Serge denuncia, anticipando analisi politiche più attuali, i costi esistenziali di una trasformazione, i conflitti interiori di un popolo coinvolto in una grande ristrutturazione.
Ne Il vicolo San Barnaba si attende la morte di una vecchia per accaparrarle la stanza; ne L’ospedale di Stalingrado si ricoverano i dissidenti.
Esplode il conflitto individuo-potere e individuo-libertà; e così come accade oggi, le domande del grande scrittore restano senza risposta. Ma questo è il compito di chi scrive: “Non scrivere di menzogna e futilità.”

 

saggistica

 

 

 

 

 

 

 

 

Jacques Dupuis

Storia della paternità

 

L’uomo è sempre stato padre? Qual è l’origine dei tabù dei nostri giorni? Jacques Dupuis, storico, geografo, etnologo e antropologo, ci racconta la nascita della presa di coscienza della paternità. Attraverso testimonianze letterarie, archeologiche ed etnologiche, Dupuis delinea l’esistenza di una “Età aurea” della
condizione femminile in cui la Donna, ritenuta unica genitrice, era investita della massima considerazione in tutte le sfere del vivere sociale. Con la scoperta del ruolo attivo svolto dall’uomo nella procreazione e con l’avvento della “Età degli Eroi”, conseguente all’epoca delle guerre, ha inizio la rivoluzione patrilineare. La coscienza della paternità dà all’atto sessuale una nuova connotazione morale alla completa libertà sessuale, caratteristica dell’epoca precedente, subentra il timore di quei tabù, quali l’incesto, la prostituzione, l’omosessualità, che tuttora esistono nelle società contemporanee.
Forte dello studio delle mitologie antiche e delle testimonianze
fornitegli dall’etnologia, Dupuis data la scoperta della paternità attorno al V millennio. Questa datazione gli consente di elaborare una cronologia della nascita e dell’evoluzione del gruppo sociale definito “famiglia”; Dupuis si pone quindi in contrasto con le tematiche dell’antropologia fissista, propugnatrice del concetto di flusso cronologico.

 

narrativa

 

 

 

 

 

Alice Rivaz

Il cavo dell'onda

 

 


Quando l'amore non sboccia e rimane idealizzato, entrano in gioco le paure. In questo romanzo, Alice Rivaz ne mostra le ombre lunghe e non esita a esplorare le situazioni comiche, felici o tragiche che ne derivano. Opera della maturità artistica, Il cavo dell'onda, seguito di Come la sabbia (1946), è stato pubblicata solo ventuno anni dopo, come se Alice Rivaz avesse voluto prendersi il tempo e la distanza necessari per comprendere la situazione dell'Europa pre-bellica. Le sue profonde analisi delle aspirazioni e degli errori dei protagonisti possono essere letti indipendentemente dal romanzo che lo precede. Soprattutto se piacciono i contrasti creati dalla neve in primavera.

 

Narrativa - Reissue

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Christine Dwyer Hickey

Tatty. Un'infanzia berlinese

Vincitore del premio Unesco del 2020, campione di vendite in Irlanda e in Inghilterra, inserito tra le 50 opere irlandesi più importanti degli anni Duemila, candidato al prestigioso Orange Prize e selezionato per il premio Hughes & Hughes come romanzo dell’anno

 

Il fortunato romanzo di Christine Dwyer Hickey, Tatty, racconta la storia di una ragazzina di Dublino che lotta per sopravvivere e crescere in una famiglia disfunzionale. Da quando la bambina ha quattro anni, fino ai suoi quattordici anni, la voce di Tatty evolve insieme alla sua percezione di quel che le accade intorno, permettendoci di entrare nei suoi pensieri e di osservare insieme a lei la fragilità della vita, ciò che gli adulti possono farsi l'un l'altro, e soprattutto ciò che possono fare ai figli. Tatty vive in una casa ordinaria insieme al padre, alla madre e ai fratelli tra le quali Deirdre. Ma nella casa aleggia anche un'altra presenza che Tatty sente, più che vedere: il conflitto tra i genitori e la crescente dipendenza dall'alcol. Ambientato a Dublino tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, Tatty è una cronaca del suo tempo. Il risultato è un romanzo sconcertante che continua ad accompagnare il lettore anche dopo molto tempo che ha richiuso il libro.

 

 

Christine Dwyer Hickey presenta
Tatty

(from Lara Peviani on YouTube)

 

 

 

Narrativa - Reissue

 

 

 

 

 

 

William McIlvanney

Docherty

 

Pubblicato nel 1975, Docherty è un intenso documento sulla Scozia del primo Novecento: una famiglia operaia, una città mineraria toccata dalla prima guerra mondiale e gli scioperi dei minatori negli anni Venti. Protagonista del romanzo è Tam Docherty, che assiste al lento disgregarsi della sua famiglia a causa dei contrasti insanabili con i figli Mick e Angus. In mezzo al crescendo dei litigi spicca la figura della moglie Jenny, testimone sensibile e figura di grande forza interiore. Ma il vero tema del romanzo è il racconto di un cambiamento epocale, tra un passato che muore e un Nuovo che si impone con la forza del potere padronale. Uno scontro dietro il quale il lettore di oggi non tarderà a riconoscere le lunghe ombre degli anni Ottanta, allorquando il governo di Margaret Thatcher provvederà a chiudere colpo su colpo i conti con i diritti dei lavoratori.

Vincitore del Whitbread Award for Fiction

 

Saggistica

 

 

 

 

 

 

 

Federico Greco

Cinque cerchi di separazione
Storie di barriere di genere
infrante nello sport

 

Come nella politica, nell’arte, nel costume e in qualunque altro ambito, sono gli uomini ad aver scritto la storia; le donne restano in secondo piano, la loro è un’assenza rumorosa, quasi scontata. Prima escluse, poi fatte entrare dalla porta di servizio, poi pagate meno per fare le stesse cose, e ancora esigua minoranza nelle sedi in cui si prendono le decisioni, per entrare nel mondo dello sport le donne devono superare ogni genere di resistenze.
L’autore mostra come la discriminazione sia un concetto storicamente determinato e veicoli una rilevante differenza d’approccio: “Quando è principalmente la linea della classe sociale di appartenenza a determinare l’inclusività, quella del genere non risulta altrettanto escludente.” Lo sport si è mostrato classista (e razzista) prima che sessista.

 

saggistica

 

 

 

 

 

 

 

 

Cristiana Boido

Pancine fantastiche

 

“Tribù” di madri legate a valori differenti da quelli della società corrente: gruppi chiusi, nei quali si entra solo tramite la raccomandazione di altre madri. Sono i gruppi delle Pancine, svelati dal blogger Vincenzo Maisto. In questo breve saggio cerchiamo di individuare, negli infiniti racconti delle pancine, la nascita, nelle pieghe di internet, di queste tribù premoderne nelle quali il ruolo della donna nella società contemporanea è condannato, per tornare a una nozione di famiglia e di relazioni coniugali improntate a logiche sovversive, almeno per il moderno pensare. A Maisto il merito di averle scoperte, additandole come un fenomeno di spassosa comicità.
Questo breve lavoro, grazie alla profilazione di quarantadue Pancine, è anch'esso sovversivo: le Pancine non sono solo manifestazioni di culture marginali, arcaiche ma donne di ogni status sociale e culturale.
È un libro divertente che non vuole suscitare risate. Perché, come confermato nella postfazione dai dottori Paolo Francesco Peloso e Giuseppina Romeo “il fenomeno delle mamme pancine rappresenta, pur nella sua estremizzazione, alcune delle caratteristiche presenti nei vissuti relativi alla maternità culturalmente diffusi”.

 

Il bosco di latte

 

 

 

Edith Wharton

La seconda occasione

 

Con questi tre racconti, e l’affilata potenza della sua prosa, Edith Wharton ci conduce nelle stanze più segrete del cuore di donne particolarmente coraggiose.
Le prime due protagoniste hanno avuto il coraggio di fare quella scelta controcorrente e scandalosa a cui hanno rinunciato le eroine dei più famosi romanzi della scrittrice: far vincere l’impulso potente del sentimento sulle convenzioni sociali. Ora si trovano a convivere con le conseguenze della scelta.
Nell’ultimo racconto, si agita una domanda: cosa accadrebbe se non ci fosse castigo per aver seguito il proprio cuore? Se non ci fosse alcuna condanna, se non quella che le donne, da sole, si infliggono? La risposta è tutt’altro che scontata.

 

narrativa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alice Rivaz

Come la sabbia

“Straordinaria, ineguagliabile Alice Rivaz, riesce a nominare l’impresentabile della vita di donne e uomini in poche pagine, quando altre e altri lo fanno, senza la stessa forza e felice spudoratezza in poderosi saggi.”
Lea Melandri

Questo secondo romanzo di Alice Rivaz, apparso nel 1946, ci invita a seguire, durante una manciata di giorni e notti dell'inverno del 1928, l’esistenza di alcuni funzionari che lavorano in un organismo internazionale a Ginevra. Le scelte private, le aspettative tradite, le passioni brucianti dei protagonisti, in special modo di Hélène Blum e André Chateney, costituiscono un palcoscenico illuminato dietro il quale si muove, implacabile e sinistra, la Storia. Cieca e sorda alle istanze collettive che pure passano tra le sue mani, sotto forma di relazioni su scioperi e proteste in gran parte dell’Europa, una collettività privilegiata, al riparo dalla “disgrazia che bussa alle porte dei loro vicini”, come scriverà Rivaz nel 1966, desidera la propria felicità in termini individuali, come se il mondo al di fuori dell’ufficio e delle relazioni private non fosse che un’entità astratta.
In Come la sabbia, si può notare l'avvio di quella tematica delle rivendicazioni femminili cui l'autrice rimarrà fedele e che si accentuerà l'anno dopo in La pace degli alveari (Paginuno, 2019), prima di diventare il soggetto principale delle scrittrici femministe degli anni Settanta. Ancora una volta, il talento di Alice Rivaz precorre i tempi, narrando con almeno cinquant’anni di anticipo l’alienazione contemporanea.

 

Narrativa

 

 

 

 

 

Catherine Chidgey

Il figlio perfetto

Germania, 1939. Due bambini osservano i loro genitori mentre vengono inghiottiti dagli sconcertanti meccanismi del potere. Sieglinde vive nell’agiata ignoranza della borghesia berlinese, il lavoro di suo padre è censurare i libri asportandone le parole proibite (“promessa”, “amore”, “pietà”...). Erich è figlio unico e vive con la madre nella campagna rigogliosa vicino a Lipsia, all’ombra di inquietanti domande senza risposta. Entrambe le famiglie ambiscono alla purezza e alla perfezione che guidano i buoni tedeschi. I bambini si incontrano mentre le speranze della Germania nazista per un futuro glorioso cominciano a crollare, e trovano temporaneo rifugio in un teatro abbandonato, in mezzo alle macerie di Berlino. Là fuori, bianche lenzuola sono appese alle finestre; in tutta la città la gente parla della resa.
A osservarli c’è un bambino, il misterioso narratore della loro storia. Vede ciò che loro vedono, sente ciò che loro sentono, eppure la sua voce arriva dal profondo delle rovine del sogno di una nazione.

 

Narrativa

 

 

 

 

 

Christine Dwyer Hickey

Farley

 

Farley è un anziano dublinese, dal corpo fragile ma dalla mente affilata come un rasoio. Svegliandosi nel cuore di una gelida notte di gennaio, si ritrova riverso sul pavimento del bagno, paralizzato. Mentre elabora piani per il proprio salvataggio, la sua mente comincia a risalire il passato, portandoci con lui.
Dipanando la trama e l’ordito della sua vita, Farley rivive gli amori, le perdite e i tradimenti, con lo spirito e la comicità caustica di un vero dublinese. Perché questa è anche la storia di Dublino, fedele compagna della sua esistenza, che Farley ha visto attraversare tra povertà e prosperità, boom e crisi.
Dalla resa epica, ricco di dettagli e percorso da un delicato black humour, Farley costituisce un’elegia dolceamara a Dublino e una riflessione unica sulla vita di uno dei suoi abitanti.

 

Il bosco di latte

 

 

 

 

 

 

 

Francis Scott Fitzgerald

Ci risiamo, Basil Lee

 

Basil Lee è cresciuto. Il giovane alter ego dello stesso F.S Fitzgerald, che abbiamo già incontrato nella raccolta che porta il suo nome (Paginauno, 2018) è entrato nella piena adolescenza e l’impasto ricco di contrasti della sua personalità comincia a solidificarsi: furbizia e candore, acuta sensibilità e noncuranza, fantasia indomabile e senso pratico continuano a convivere in lui, ma si fa strada una nuova consapevolezza di fronte alle sfide dell’esistenza. Il contrasto tra l’immaginario e il reale si fa più stringente e Basil si trova sempre più spesso messo a confronto con il prezzo dei sogni, da quello di emergere grazie al suo talento a quello, più prosaico, di ottenere la migliore istruzione per farsi strada nella vita. Ma più di tutto, al centro di queste storie c’è l’incontro con l’universo delle ragazze. Il rapporto tra compagni maschi passa leggermente in secondo piano e sono figure femminili memorabili e modernissime che Fitzgerald ci consegna tra le pagine di questo piccolo capolavoro di brio e poesia, di intelligenza e sensibilità. Il racconto della complessità dei rapporti tra i sessi a sedici anni non potrebbe essere più
attuale. Ogni adolescente, presente e passato, vi ritroverà la fulgida luce e le tenebre insondabili dei primi amori.

 

Narrativa

 

 

 

 

 

 

 

 

Alice Rivaz

La pace degli alveari

“Per me Alice Rivaz è una vera sorella di femminismo”
Annie Ernaux

 

“Credo di non amare più mio marito”. Così si apre il diario segreto di Jeanne Bornand, moglie e lavoratrice, donna che è stata amante e amata e che si ritrova, ancora giovane ma vicina a non esserlo più, faccia a faccia con la sua estraneità alla vita cui le sue scelte l’hanno condotta. A finire implacabilmente sotto accusa è il matrimonio, nella sua prosaicità, nel suo insanabile scollamento dall’amore, ma una volta cominciato sembra che Jeanne non riesca più a fermarsi. L’intera società degli uomini, di cui le donne sono al tempo stesso vittime e complici, finisce sotto la sua critica spietata, tanto più feroce perché tinta della più lucida ironia.
Quello che non si è perdonato a questo romanzo, uscito due anni prima de Il secondo sesso, è probabilmente la sua efficacia nel ridicolizzare i miti, i rituali e le manifestazioni esteriori del sistema di valori maschile, mentre lo attacca dalle fondamenta.
Con una prosa leggera e appuntita come una freccia, Alice Rivaz getta l’intera storia dell’umanità sotto una luce diversa partendo da piccoli fatti quotidiani, apparentemente irrilevanti, come l’acquisto di un cappello nuovo.

 

Il Bosco di Latte


 

 

 

 

Thomas Wolfe

Un'oscura vitalità

 

L’obiettivo ambizioso di Thomas Wolfe era, con le sue stesse parole, quello di narrare “l’intera intollerabile memoria dell’America, la sua violenza, la sua ferocia, immensità, bellezza, bruttezza e gloria”.
Questi cinque racconti, selezionati dalla sconfinata, caotica e affascinante opera di Wolfe, provano a restituire questo mirabile equilibrio giocato sul filo dei contrasti: luce e ombra, vita e morte, cultura e bestialità. La lingua di Wolfe, vulcanica, debordante, profondamente americana ma non dimentica delle radici europee, cerca le parole che “non rappresentino la vita, ma siano la vita”, così come i suoi personaggi, tremendamente vivi, ferocemente umani. L’opera di Wolfe, che godette di una straordinaria popolarità durante la sua breve vita, quanto di un ingrato oblio dopo la sua morte, ha avuto un profondo impatto sulla letteratura americana del ventesimo secolo. Da Faulkner a Kerouac, molte sono le voci che ne hanno riconosciuto la grandezza.

 

Saggistica


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudi Ghedini

Rivincite
Lo sport che scrive la storia

 

In queste pagine si affacciano le figure di Jim Thorpe, Cathy Freeman, Althea Gibson, Muhammad Alì, Garrincha, Nadia Comaneci, Alice Milliat, Jonah Lomu, Jackie Robinson, Jürgen Sparwasser, Kareem Abdul-Jabbar, Diego Maradona, Florence Griffith, Gretel Bergmann, Georges Weah, Colin Kaepernick, Peter Norman... A vicende raccontate mille volte, se ne aggiungono di quasi dimenticate, in bilico fra epica e cronaca, riscatto e stupore. Da oltre un secolo è impossibile stabilire i confini dove comincia la politica e dove finisce lo sport. Dietro il grande spettacolo globale, si agita il potere nelle sue moderne incarnazioni, quello che si dirama dall’impero cinese agli oligarchi russi, dagli emiri mediorientali ai miliardari in dollari, dagli intrighi di corte che indirizzano le burocrazie di Fifa e Cio al peso specifico dei grandi marchi dell’abbigliamento sportivo, dal saccheggio dell’Africa alle dolose ambiguità nella guerra al doping. Con vertiginosi salti di tempo e di spazio, Rivincite propone una concatenazione di racconti all’incrocio fra sport, storia e politica. È sempre più raro, ma ogni tanto accade, che uno sportivo prenda posizione e trasformi il proprio talento in una bandiera da sventolare a favore di una causa. Così, lo sport torna a scrivere la storia.

 

 

 

Rudi Ghedini presenta
Rivincite

(from Lara Peviani on YouTube)

 

 

 

Saggistica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Davide Steccanella

Le indomabili
Storie di donne rivoluzionarie

 

Le schede di questo saggio raccontano di donne che hanno scelto la via rivoluzionaria. Donne molto diverse tra loro, ognuna delle quali ha combattuto la propria battaglia secondo quello che era il proprio contesto storico, politico e sociale, ma tutte motivate da un identico ideale: sovvertire il potere costituito mettendo in gioco la vita, gli affetti e le proprie certezze. Alcune sono morte combattendo. Altre hanno scontato molti anni di carcere o sono state costrette a fuggire dal loro Paese.
La prima, la francese Louise Michel, appartiene al passaggio tra i due secoli e l’ultima, Hedy Epstein, tedesca di Friburgo, figlia di deportati ad Auschwitz e da anni cittadina americana, si fa arrestare a novant’anni, negli anni della globalizzazione, mentre protesta contro il governatore del Missouri per l’uccisione di un ragazzo nero.
Nel lungo lasso di tempo che divide le loro esistenze scorrono poco meno di cent’anni, ma il racconto di queste quaranta storie è occasione per l’autore di ripercorre i più importanti fermenti rivoluzionari che hanno attraversato l’ultimo secolo del secondo millennio.

 

 

Davide Steccanella presenta
Le indomabili

(from Lara Peviani on YouTube)

 

Saggistica

 

 

 

 

 

 

 

 

Paul Dietschy

Storia del calcio

Il calcio: la storia dei grandi club, le evoluzioni tecniche del gioco, gli allenatori e i giocatori d'eccezione, il rapporto con i regimi totalitari del Novecento e con il denaro

 

Codificato dall'Inghilterra trionfante al tramonto del XIX secolo, il calcio è diventato lo sport più popolare al mondo. Eppure la sua storia resta largamente misconosciuta. Come sono nati club, federazioni e competizioni internazionali? Quando e perché sono state fissate le regole sul numero di giocatori o la dimensione del pallone, passando per i cartellini gialli e rossi, i corner e i punti di penalità? Quali sono state le grandi evoluzioni tattiche e tecniche del gioco, dribbling e colpi di testa?
È a queste domande, e a molte altre, che quest'opera senza precedenti, basata su documentazione inedita proveniente in particolare dagli archivi della FIFA, dà una risposta. C'è la storia dei grandi club – Ajax, Bayern, Liverpool, Saint-Etienne, Real, Barcellona, Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma, Torino – degli allenatori carismatici e dei giocatori d'eccezione, come Platini, Rivera, Maradona, Pelé, Garrincha, ma ci sono anche la strumentalizzazione del calcio da parte dei totalitarismi del Novecento e le relazioni pericolose con il denaro e i diritti televisivi.

 

Saggistica

 

 

 

 

 

 

Carmine Mezzacappa

Cinema e terrorismo

La lotta armata sul grande schermo
50 schede di film

 

Cinema e terrorismo è un’attenta e minuziosa analisi di come il cinema italiano ha raccontato la lotta armata degli anni Settanta. Il saggio è costruito secondo linee tematiche, e l’autore passa in rassegna 50 film, spaziando dalla pellicole più note – come Buongiorno, notte e La Prima Linea – a produzioni meno conosciute, affrontando molteplici aspetti. In opere quali Colpire al cuore di Amelio e Caro papà di Risi, la lotta armata si presenta come conflitto generazionale, mentre in altre pellicole la telecamera preferisce soffermarsi sui dubbi ideologici ed esistenziali dei protagonisti – Maledetti vi amerò e La caduta degli angeli ribelli di Giordana, e Il ragazzo di Ebalus di Schito. Non mancano i riferimenti cinematografici al tormento della coscienza infelice borghese, che si oppone alla propria classe sociale – Quella fredda mattina di maggio di Sindoni – e all’atteggiamento irriducibile dei militanti, come Gli invisibili di Squitieri e La mia generazione di Wilma Labate.

 

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