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| John Wainwright Cul-de-sac
Una breve vacanza al mare tra due coniugi, un esito
drammatico. Un omicidio, due versioni dei fatti. Un individuo ordinario,
un individuo stravagante. La scrittura magistrale di John Wainwright
ci porta prima dentro la mente di un uomo, e poi a seguire il percorso
tortuoso delle indagini del sergente |
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| Arthur Machen Oltre la soglia
Jerome K. Jerome racconta di aver dato da leggere ad Arthur Conan Doyle una copia dei racconti di Machen. Doyle quella notte non riuscì a dormire. «Il vostro amico Machen è proprio un genio» disse poi a Jerome, «ma prima di portarmelo a letto di nuovo ci penserò due volte». L’aneddoto è insieme rivelatore sia delle qualità letterarie e artistiche di Machen – uno degli autori favoriti di Henry Miller e considerato “un maestro” da Borges – sia dell’effetto inquietante della sua prosa. Volto, in tutta la sua produzione, a sondare i misteri dell’universo, egli non giunge mai a una conclusione definitiva, ma soltanto (ed è già molto) a porre questioni, a mettere in dubbio quella che sembrerebbe la realtà, aiutandoci a prendere coscienza della complessità dell’esistenza. I suoi racconti, dunque, come i sogni di cui spesso parla, sembrano cominciare con la parola fine. |
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| Alice Rivaz Di memoria e di oblio
Saper ascoltare gli altri, lasciare crescere in sé
le paure, i sogni, con quella paziente e amichevole attenzione,
codice d’ingresso indispensabile se si vuole penetrare e decifrare
le anime, è il primo atto da scrittrice cui adempie Alice
Rivaz. Il lavoro di scrittura viene dopo. I personaggi di questi
diciannove racconti appartengono quasi tutti all’immensa famiglia
dei ‘miserabili’, |
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| Novalis I discepoli di Sais
Romanzo simbolico sulla natura, I discepoli di Sais, oltre a essere una delle testimonianze più perfette dello straordinario linguaggio lirico di Novalis, costituisce uno dei testi più significativi del pensiero del poeta tedesco. A Sais, presso il simulacro della misteriosa Isis, entro le sale del tempio risuonano e si intrecciano le conversazioni che hanno per argomento la natura e il suo rapporto con l’uomo, la concezione del mondo come organismo incompiuto, le riflessioni sul potere vivificante della natura. Ora è la voce di Fichte che echeggia, ora ci pare di udire Schelling, ora avanza e parla amoroso il Maestro di Freiberg. E la scuola di Freiberg è appunto l’accolta dei discepoli: Werner, il noto geologo apostolo della natura, li sorveglia e li guida. Ed è in mezzo a loro che Novalis ci accompagna. In mezzo a forme aeree, indistinte, dove le figure svaniscono dinnanzi alle passioni dell’anima, dove i loro tratti sfilano leggeri, si arrestano un istante, sorridono, corrugano la fronte e non le si è ancora formate nella mente, che già sono via, lontano. |
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| Walter G. Pozzi Nadir
Nel villaggio di Vilnarmaisi, le ombre del passato
non |
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| Paolo Parrottino Noialtri
In che modo diventiamo le persone che siamo? Quanto
le relazioni che coltiviamo incidono sulla formazione della nostra
identità personale? Con un linguaggio semplice e appassionato, |
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| Silvia Albertazzi Leonard
Cohen
Senza dubbio l'opera di Leonard Cohen appartiene nella sua totalità al mondo delle lettere, eppure nessuna monografia l'ha finora presa in considerazione senza separare il poeta e il romanziere dal cantautore. Prendendo in esame l’intera opera dell’artista canadese, dalle prime prove poetiche degli anni Cinquanta al disco postumo Thanks for the Dance, l’autrice dimostra come poesia, narrativa e canzone costituiscano per Cohen un’unica forma espressiva in continua evoluzione, in cui la bellezza dei perdenti e il valore della sconfitta sono esaltati attraverso un uso ipnotico e ammaliante della parola (tanto scritta quanto musicata) che imprigiona chi ascolta o legge in un cerchio magico da cui risulta impossibile uscire, una volta che se ne siano varcati i confini. |
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| Alessandra Patriarca I bassifondi della possibilità
Che cosa collega un brutale episodio di cronaca nera del 1988 alle vicende di Nora, che gestisce un’agenzia immobiliare in Liguria nel 2007? Nora ha quarantacinque anni e un pessimo carattere, ha da tempo rinunciato alla carriera di architetto a Milano, colleziona denunce per danneggiamento e diffamazione, ha una specie di fidanzato storico, Iginio, con cui non intende impegnarsi e guarda alla vita e al futuro con assoluto cinismo. Però, le piacciono i senzatetto e si ferma a chiacchierare con loro, ha un’incrollabile pazienza con i bizzarri clienti dell’agenzia e dispensa saggi consigli agli amici. E non si separa mai dal suo alano blu, Bendicò. Elan ha vent’anni di meno e con lei non ha niente in comune. Fa il pescatore, è nato in Sicilia e ha vissuto da sempre “in un pozzo di assurda sofferenza”. È bello, timido, quasi all’antica. Ed è coraggioso. Solo in lui Nora può trovare lo specchio nel quale riconoscere la meschinità delle proprie preoccupazioni e la motivazione per dare una svolta alla sua vita. |
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| John Wainwright La trappola
L’omicidio caotico e brutale di Clive Richardson
innesta il delicato meccanismo investigativo della polizia di Lessford.
L’appartenenza di Clive alla comunità gay della cittadina
inglese complica ulteriormente le indagini: pregiudizi, stigma e
paura si oppongono ai detective nella soluzione del caso. Non rimane
che scommettere. Una corsa affannosa alla ricerca del colpevole,
dal cui esito dipenderanno le carriere – e le vite private
– dei protagonisti. Attraverso la descrizione minuziosa e
incalzante degli interrogatori, Wainwright si dimostra abile nel
rappresentare la variegata gamma di personalità che compone
il mondo della polizia investigativa, estraneo ai non addetti ai
lavori. La scelta delle domande, la violenza e la comprensione,
le pause e gli spazi, il tono della voce: tutto è essenziale
alla riuscita dell’interrogatorio perfetto, tutto è
funzionale per incastrare il colpevole. |
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| Henry James Occhi di vetro
La vertigine della scelta e il perturbante cambiamento del proprio corpo si fondono nel racconto di Henry James. Occhi di vetro è una perla letteraria che narra la parabola esistenziale e sociale di Flora Saunt, una ragazza fascinosa e consapevole dell’ascendente che esercita su chiunque posi su di essa lo sguardo. Orfana di entrambi i genitori, l’ambiziosa giovane si circonda di pretendenti, ammaliati dalla sua indicibile bellezza. Un potere smisurato che la pone nel dilemma esistenziale della scelta tra l’essere e l’apparire, tra l’ascoltare il proprio corpo che cambia e il darlo in pasto agli occhi altrui per un tornaconto personale. A insidiare la sua ambizione sociale si insinua, difatti, un imprevisto, una paura sconcertante. Illusione e menzogna saranno allora le armi con le quali Flora dipingerà il suo ritratto eterno, all’ombra del quale proteggersi da occhi indesiderati che possano scorgere la sua reale natura. Flora, infatti, conserva gelosamente un segreto che, se svelato, ridurrebbe in frantumi la dimora di specchi che la protegge. Così, quello messo in scena da Henry James si rivela un macabro teatro di maschere: la maschera, allo stesso tempo immagine e nascondimento, incarna il rischio di rivelarsi soffocante per chi scelga di indossarla. |
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| Christine Dwyer Hickey La moglie di Hopper Vincitore del Walter Scott Prize 2020
Michael è un ragazzino tedesco di dieci anni,
orfano di guerra, costretto a trascorrere l’estate nella villa
della sua benefattrice in compagnia del nipote Richie, solitario
figlio di un ufficiale americano ucciso in azione. Lasciati a se
stessi, i ragazzi conoscono la coppia che vive nel vicinato –
il pittore Edward Hopper e la moglie Jo – e tra di loro si
instaura un’improbabile amicizia. |
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| Edith Wharton, Anton Cechov, Thomas Wolfe, Henry Lawson, Susan Samanci, Lafcadio Hearn, Zhaxhi Dawa, Arthur Machen Racconti dal mondo Illustrazioni di Valentina Villa
I racconti di questa raccolta sono stati scritti da
autori di varie regioni del mondo. Sono storie che parlano di trasformazione,
di passaggio, di contrapposizione tra la vita e la morte, tra il
ricordo e il presente, tra paura e speranza. Alcune presentano una
situazione evanescente, tipica del sogno come La luce dell’abisso
(Tibet), dove il mondo soprannaturale e l’ombra coesistono
con la realtà materiale, altre viceversa mostrano una realtà
cruda e ruvida come Il becchino (Australia), dove la morte seppur
vissuta nel suo aspetto più materiale, è anche l’estremo
tentativo di ritrovare un’umanità perduta. In Helin
profumava di resina un ambiente magico e sospeso si nasconde al
riparo dalle insidie di dolore e guerra che si svolgono lontano
dalla campagna. Sono spazi diversi così come lo erano i luoghi
che le hanno prodotte. Oggi questi ambienti sono quasi completamente
trasformati, appiattiti nelle differenze, globalizzati, dunque privati
di poesia. In quest’ottica sono state |
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| Francesca Guffanti La strana storia di Bric
Virginia scappa dal collegio dove è rinchiusa.
Arriva alla sua montagna di notte. Mentre è nascosta nella
stalla di casa, assiste alla caduta di un meteorite. |
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| Alice Rivaz Getta il tuo pane
Christine è una donna di cinquantasei anni
che non si è mai sposata. Lavora come impiegata e nel corso
della sua vita sembra aver fatto pace con la sua solitudine. Gli
unici amici che le sono rimasti sono gli uomini che ha amato e che
in passato l’hanno fatta soffrire… Questo suo equilibrio
sfuma quando sua madre diventa vedova e lascia Losanna per raggiungere
la figlia e vivere per sempre con lei a Ginevra. Di fronte a questo
ricatto morale, Christine combatte con il suo senso del dovere che
le impone di prendersi cura della madre, soffocando il proprio risentimento
nei suoi confronti. |
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| Gabriele Perretta Il sensore che non vede
La saturazione mediatica, l’esasperazione della
comunicazione visiva, ci ha portati alla crisi del “terzocchio”,
che è il simbolo della crisi del vedere! Da una parte la
vita quotidiana è permeata di immagini e definire perciò
solo i fenomeni di questa convivenza sarebbe insufficiente. Dall'altra
la dimensione etico-estetica, la sua performatività nello
scambio con il sociale, iviene il gap con il quale il “sensorio”
si confronta. La dimensione delle suddette anomie rioccupa artificialmente
il concetto di mediale, di ars, dalla quale l'operatività
artistica pareva essere stata allontanata, con l’affacciarsi
del binomio produttivo capitale/linguaggio. |
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| Yu Xiuhua Esserci ancora
I due racconti di Esserci ancora, sebbene
apparentemente distinti, rispondono entrambi a una necessità |
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| O. Henry Marionette
I racconti di questa raccolta procurarono all’autore una vastissima popolarità. Ognuno di essi parte da una casualità. È infatti il caso che sembra governare la quotidiana “giostra della vita” che il tipico eroe di O. Henry – si tratti di un vagabondo in cerca di un riparo per la notte, di un innamorato alla vana ricerca di un amore perduto, di un ladro gentiluomo che si tramuta in uno spietato assassino – deve affrontare per sbarcare il lunario, senza tuttavia perdere la sua umana sensibilità. Ma se poco – a volte quasi nulla – conosciamo dei protagonisti di questi racconti, sappiamo però una cosa essenziale: che queste “marionette”, prese in un ingranaggio a volte terribile e talora tragico – nonostante gli sforzi dello sguardo ironico e bonariamente umoristico dell’autore cerchino di farci dimenticare la dolorosa realtà – sono anzitutto esseri umani; ed è la loro sempre profonda e sentita umanità a farceli sentire vicini. |
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| Mario Bonanno, Stefania Rosso Che
mi dici di Stefano Rosso?
Che mi dici di Stefano Rosso? nasce dal desiderio di colmare una lacuna storica. Nasce con l’intento di compensare la rimozione collettiva cui è stato – ed è – oggetto uno dei cantautori più originali della scena italiana anni Settanta (e a seguire). Nessuna pretesa quindi di esaustività, nessuna smania agiografica. Nessun tentativo di pronunciare l’ultima parola. Ché le vite si vivono e non si raccontano. Mi piace pensare a questo che tenete tra le mani, come a un libro capace di spiegarsi da solo. Un libro che si sottrae al narcisismo autoriale, e a un certo punto persino si defila; lasciando spazio alle parole che Rosso ha detto-scritto-rilasciato; alle parole dei tanti che in un modo o nell’altro, di Rosso hanno incrociato la strada. |
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| Valerij Brjusov Racconti dell'Io
Una scelta fra i migliori racconti pubblicati da Valerij Brjusov dal 1907 al 1913. Alla loro uscita suscitarono infinite polemiche, a causa della cruenta e inusitata rappresentazione di eccessi e perversioni umane; spesso mostrate sovrapponendo i piani del sogno e della realtà e così precorrendo, in qualche modo, la psicanalisi. I suoi personaggi riescono a compenetrare vari mondi. Uno trasforma il sogno in una realtà desiderata, un altro vuole “vivere” la realtà dello specchio, provare a essere l’immagine-schiava del proprio Io; mentre Anna, giovane commessa, si estranea dalla propria realtà, popolata di esseri brutti e insulsi, per sentirsi felice in un ambiente fatto di articoli di cartoleria. In altri racconti Brjusov propone in chiave moderna l’eterna tematica dell’eros, attraverso una conoscenza sottile della dinamica dei sentimenti; anche l’eros può aprire una porta d’inizio o finale, di vita e di morte. E sono sempre le donne che spariscono, che muoiono, che dopo essere state abbandonate ricompaiono improvvisamente per suscitare un forte sentimento negli uomini. Racconti di straordinaria bellezza che hanno valso a Brjusov il titolo di “Edgar Allan Poe russo”. |
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| Victor Serge Anni senza perdono
Siamo nella Russia degli anni Trenta, in pieno stalinismo;
in un tempo in cui bisogna pensare allo zucchero e al petrolio,
alle cimici nelle stanze, alle code nelle farmacie già svuotate,
quando la miseria agisce nel cuore umano come una ferita segreta
e la possibilità di guarire è legata al successo della
restaurazione economica, che pur si auspica e si condivide. Ma l’individuo
è solo mentre le grandi idee invadono le strade. Un equilibrio
difficile, una coerenza messa a dura prova; un linguaggio che non
si abbandona mai, se non all’amaro realismo. |
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| Jacques Dupuis Storia della paternità
L’uomo è sempre stato padre? Qual è
l’origine dei tabù dei nostri giorni? Jacques Dupuis,
storico, geografo, etnologo e antropologo, ci racconta la nascita
della presa di coscienza della paternità. Attraverso testimonianze
letterarie, archeologiche ed etnologiche, Dupuis delinea l’esistenza
di una “Età aurea” della |
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| Alice Rivaz Il cavo dell'onda
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| Christine Dwyer Hickey Tatty. Un'infanzia berlinese Vincitore del premio Unesco del 2020, campione di vendite in Irlanda e in Inghilterra, inserito tra le 50 opere irlandesi più importanti degli anni Duemila, candidato al prestigioso Orange Prize e selezionato per il premio Hughes & Hughes come romanzo dell’anno
Il fortunato romanzo di Christine Dwyer Hickey, Tatty, racconta la storia di una ragazzina di Dublino che lotta per sopravvivere e crescere in una famiglia disfunzionale. Da quando la bambina ha quattro anni, fino ai suoi quattordici anni, la voce di Tatty evolve insieme alla sua percezione di quel che le accade intorno, permettendoci di entrare nei suoi pensieri e di osservare insieme a lei la fragilità della vita, ciò che gli adulti possono farsi l'un l'altro, e soprattutto ciò che possono fare ai figli. Tatty vive in una casa ordinaria insieme al padre, alla madre e ai fratelli tra le quali Deirdre. Ma nella casa aleggia anche un'altra presenza che Tatty sente, più che vedere: il conflitto tra i genitori e la crescente dipendenza dall'alcol. Ambientato a Dublino tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, Tatty è una cronaca del suo tempo. Il risultato è un romanzo sconcertante che continua ad accompagnare il lettore anche dopo molto tempo che ha richiuso il libro.
Christine Dwyer Hickey presenta (from Lara Peviani on YouTube)
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| William McIlvanney Docherty
Pubblicato nel 1975, Docherty è un intenso documento sulla Scozia del primo Novecento: una famiglia operaia, una città mineraria toccata dalla prima guerra mondiale e gli scioperi dei minatori negli anni Venti. Protagonista del romanzo è Tam Docherty, che assiste al lento disgregarsi della sua famiglia a causa dei contrasti insanabili con i figli Mick e Angus. In mezzo al crescendo dei litigi spicca la figura della moglie Jenny, testimone sensibile e figura di grande forza interiore. Ma il vero tema del romanzo è il racconto di un cambiamento epocale, tra un passato che muore e un Nuovo che si impone con la forza del potere padronale. Uno scontro dietro il quale il lettore di oggi non tarderà a riconoscere le lunghe ombre degli anni Ottanta, allorquando il governo di Margaret Thatcher provvederà a chiudere colpo su colpo i conti con i diritti dei lavoratori. Vincitore del Whitbread Award for Fiction |
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| Federico Greco Cinque
cerchi di separazione
Come nella politica, nell’arte, nel costume
e in qualunque altro ambito, sono gli uomini ad aver scritto la
storia; le donne restano in secondo piano, la loro è un’assenza
rumorosa, quasi scontata. Prima escluse, poi fatte entrare dalla
porta di servizio, poi pagate meno per fare le stesse cose, e ancora
esigua minoranza nelle sedi in cui si prendono le decisioni, per
entrare nel mondo dello sport le donne devono superare ogni genere
di resistenze. |
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| Cristiana Boido Pancine
fantastiche
“Tribù” di madri legate a valori
differenti da quelli della società corrente: gruppi chiusi,
nei quali si entra solo tramite la raccomandazione di altre madri.
Sono i gruppi delle Pancine, svelati dal blogger Vincenzo Maisto.
In questo breve saggio cerchiamo di individuare, negli infiniti
racconti delle pancine, la nascita, nelle pieghe di internet, di
queste tribù premoderne nelle quali il ruolo della donna
nella società contemporanea è condannato, per tornare
a una nozione di famiglia e di relazioni coniugali improntate a
logiche sovversive, almeno per il moderno pensare. A Maisto il merito
di averle scoperte, additandole come un fenomeno di spassosa comicità. |
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| Edith Wharton La seconda occasione
Con questi tre racconti, e l’affilata potenza
della sua prosa, Edith Wharton ci conduce nelle stanze più
segrete del cuore di donne particolarmente coraggiose. |
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| Alice Rivaz Come la sabbia “Straordinaria, ineguagliabile Alice Rivaz,
riesce a nominare l’impresentabile della vita di donne e uomini
in poche pagine, quando altre e altri lo fanno, senza la stessa
forza e felice spudoratezza in poderosi saggi.” Questo secondo romanzo di Alice Rivaz, apparso nel
1946, ci invita a seguire, durante una manciata di giorni e notti
dell'inverno del 1928, l’esistenza di alcuni funzionari che
lavorano in un organismo internazionale a Ginevra. Le scelte private,
le aspettative tradite, le passioni brucianti dei protagonisti,
in special modo di Hélène Blum e André Chateney,
costituiscono un palcoscenico illuminato dietro il quale si muove,
implacabile e sinistra, la Storia. Cieca e sorda alle istanze collettive
che pure passano tra le sue mani, sotto forma di relazioni su scioperi
e proteste in gran parte dell’Europa, una collettività
privilegiata, al riparo dalla “disgrazia che bussa alle porte
dei loro vicini”, come scriverà Rivaz nel 1966, desidera
la propria felicità in termini individuali, come se il mondo
al di fuori dell’ufficio e delle relazioni private non fosse
che un’entità astratta. |
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| Catherine Chidgey Il figlio perfetto
Germania, 1939. Due bambini osservano i loro genitori
mentre vengono inghiottiti dagli sconcertanti meccanismi del potere.
Sieglinde vive nell’agiata ignoranza della borghesia berlinese,
il lavoro di suo padre è censurare i libri asportandone le
parole proibite (“promessa”, “amore”, “pietà”...).
Erich è figlio unico e vive con la madre nella campagna rigogliosa
vicino a Lipsia, all’ombra di inquietanti domande senza risposta.
Entrambe le famiglie ambiscono alla purezza e alla perfezione che
guidano i buoni tedeschi. I bambini si incontrano mentre
le speranze della Germania nazista per un futuro glorioso cominciano
a crollare, e trovano temporaneo rifugio in un teatro abbandonato,
in mezzo alle macerie di Berlino. Là fuori, bianche lenzuola
sono appese alle finestre; in tutta la città la gente parla
della resa. |
||
| Christine Dwyer Hickey Farley
Farley è un anziano dublinese, dal corpo fragile
ma dalla mente affilata come un rasoio. Svegliandosi nel cuore di
una gelida notte di gennaio, si ritrova riverso sul pavimento del
bagno, paralizzato. Mentre elabora piani per il proprio salvataggio,
la sua mente comincia a risalire il passato, portandoci con lui. |
||
| Francis Scott Fitzgerald Ci risiamo, Basil Lee
Basil Lee è cresciuto. Il giovane alter ego
dello stesso F.S Fitzgerald, che abbiamo già incontrato nella
raccolta che porta il suo nome (Paginauno, 2018) è entrato
nella piena adolescenza e l’impasto ricco di contrasti della
sua personalità comincia a solidificarsi: furbizia e candore,
acuta sensibilità e noncuranza, fantasia indomabile e senso
pratico continuano a convivere in lui, ma si fa strada una nuova
consapevolezza di fronte alle sfide dell’esistenza. Il contrasto
tra l’immaginario e il reale si fa più stringente e
Basil si trova sempre più spesso messo a confronto con il
prezzo dei sogni, da quello di emergere grazie al suo talento a
quello, più prosaico, di ottenere la migliore istruzione
per farsi strada nella vita. Ma più di tutto, al centro di
queste storie c’è l’incontro con l’universo
delle ragazze. Il rapporto tra compagni maschi passa leggermente
in secondo piano e sono figure femminili memorabili e modernissime
che Fitzgerald ci consegna tra le pagine di questo piccolo capolavoro
di brio e poesia, di intelligenza e sensibilità. Il racconto
della complessità dei rapporti tra i sessi a sedici anni
non potrebbe essere più |
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| Alice Rivaz La pace degli alveari “Per me Alice Rivaz è una vera sorella
di femminismo”
“Credo di non amare più mio marito”.
Così si apre il diario segreto di Jeanne Bornand, moglie
e lavoratrice, donna che è stata amante e amata e che si
ritrova, ancora giovane ma vicina a non esserlo più, faccia
a faccia con la sua estraneità alla vita cui le sue scelte
l’hanno condotta. A finire implacabilmente sotto accusa è
il matrimonio, nella sua prosaicità, nel suo insanabile scollamento
dall’amore, ma una volta cominciato sembra che Jeanne non
riesca più a fermarsi. L’intera società degli
uomini, di cui le donne sono al tempo stesso vittime e complici,
finisce sotto la sua critica spietata, tanto più feroce perché
tinta della più lucida ironia. |
||
| Thomas Wolfe Un'oscura vitalità
L’obiettivo ambizioso di Thomas Wolfe era, con
le sue stesse parole, quello di narrare “l’intera intollerabile
memoria dell’America, la sua violenza, la sua ferocia, immensità,
bellezza, bruttezza e gloria”. |
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| Rudi Ghedini Rivincite
In queste pagine si affacciano le figure di Jim Thorpe, Cathy Freeman, Althea Gibson, Muhammad Alì, Garrincha, Nadia Comaneci, Alice Milliat, Jonah Lomu, Jackie Robinson, Jürgen Sparwasser, Kareem Abdul-Jabbar, Diego Maradona, Florence Griffith, Gretel Bergmann, Georges Weah, Colin Kaepernick, Peter Norman... A vicende raccontate mille volte, se ne aggiungono di quasi dimenticate, in bilico fra epica e cronaca, riscatto e stupore. Da oltre un secolo è impossibile stabilire i confini dove comincia la politica e dove finisce lo sport. Dietro il grande spettacolo globale, si agita il potere nelle sue moderne incarnazioni, quello che si dirama dall’impero cinese agli oligarchi russi, dagli emiri mediorientali ai miliardari in dollari, dagli intrighi di corte che indirizzano le burocrazie di Fifa e Cio al peso specifico dei grandi marchi dell’abbigliamento sportivo, dal saccheggio dell’Africa alle dolose ambiguità nella guerra al doping. Con vertiginosi salti di tempo e di spazio, Rivincite propone una concatenazione di racconti all’incrocio fra sport, storia e politica. È sempre più raro, ma ogni tanto accade, che uno sportivo prenda posizione e trasformi il proprio talento in una bandiera da sventolare a favore di una causa. Così, lo sport torna a scrivere la storia.
Rudi Ghedini presenta (from Lara Peviani on YouTube)
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| Davide Steccanella Le indomabili
Le schede di questo saggio raccontano di donne che
hanno scelto la via rivoluzionaria. Donne molto diverse tra loro,
ognuna delle quali ha combattuto la propria battaglia secondo quello
che era il proprio contesto storico, politico e sociale, ma tutte
motivate da un identico ideale: sovvertire il potere costituito
mettendo in gioco la vita, gli affetti e le proprie certezze. Alcune
sono morte combattendo. Altre hanno scontato molti anni di carcere
o sono state costrette a fuggire dal loro Paese.
Davide Steccanella presenta (from Lara Peviani on YouTube) |
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| Paul Dietschy Storia del calcio Il calcio: la storia dei grandi club, le evoluzioni tecniche del gioco, gli allenatori e i giocatori d'eccezione, il rapporto con i regimi totalitari del Novecento e con il denaro
Codificato dall'Inghilterra trionfante al tramonto
del XIX secolo, il calcio è diventato lo sport più
popolare al mondo. Eppure la sua storia resta largamente misconosciuta.
Come sono nati club, federazioni e competizioni internazionali?
Quando e perché sono state fissate le regole sul numero di
giocatori o la dimensione del pallone, passando per i cartellini
gialli e rossi, i corner e i punti di penalità? Quali sono
state le grandi evoluzioni tattiche e tecniche del gioco, dribbling
e colpi di testa? |
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| Carmine Mezzacappa Cinema e terrorismo La lotta armata sul grande schermo
Cinema e terrorismo è un’attenta e minuziosa analisi di come il cinema italiano ha raccontato la lotta armata degli anni Settanta. Il saggio è costruito secondo linee tematiche, e l’autore passa in rassegna 50 film, spaziando dalla pellicole più note – come Buongiorno, notte e La Prima Linea – a produzioni meno conosciute, affrontando molteplici aspetti. In opere quali Colpire al cuore di Amelio e Caro papà di Risi, la lotta armata si presenta come conflitto generazionale, mentre in altre pellicole la telecamera preferisce soffermarsi sui dubbi ideologici ed esistenziali dei protagonisti – Maledetti vi amerò e La caduta degli angeli ribelli di Giordana, e Il ragazzo di Ebalus di Schito. Non mancano i riferimenti cinematografici al tormento della coscienza infelice borghese, che si oppone alla propria classe sociale – Quella fredda mattina di maggio di Sindoni – e all’atteggiamento irriducibile dei militanti, come Gli invisibili di Squitieri e La mia generazione di Wilma Labate. |
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