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Giuseppe Ciarallo

DanteSka

illustrazioni di Manlio Truscia

Una risata liberatoria
Una satira irriverente e viscerale
Uno sberleffo all’indirizzo del potere

Castigat ridendo mores

2011
Satirica
96 pagg.
ISBN: 9788890496226

15,00 euro

ACQUISTA LIBRO
(al prezzo scontato di 12,00 euro)

 

 


L’Autore

Intervista all’Autore

 

Rassegna stampa

Radio onda d'urto
DanteSka
intervista a

Giuseppe Ciarallo
18 luglio 2012


Nuovellevague
Heiko H. Caimi DanteSka
9 maggio 2012

(
leggi)

Erre
Alberto Prunetti DanteSka
n. 46/2011 nov/dic

(
leggi)

L'Unità
Fabrizio Lorusso intervista Giuseppe Ciarallo, DanteSka, tra funk, hip hop, rap: sette canti in salsa satirica
7 novembre 2011

(leggi)

America latina
Fabrizio Lorusso DanteSka
31 ottobre 2011

(leggi)

Carmilla
Alberto Prunetti DanteSka
29 ottobre 2011

(leggi)

Domani - Arcoiris TV
Antonella Beccaria DanteSka: la satira a fumetti in metrica. Ecco l'anti-cinepanettone che va a caccia di intelligenza scippata
27 ottobre 2011

(leggi)

Temperamente
Azzurra Scattarella DanteSka
27 ottobre 2011

(leggi)

Nybramedia
Armando Adolgiso DanteSka
24 ottobre 2011

(leggi, sezione Cosmotaxi)

 

 

Altri titoli in uscita

Le spade non bastano mai

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Ciarallo e Manlio Truscia presentano DanteSka
from Claudia Ramirez on Vimeo

Intento a bere birra in un losco locale, l’Autore si vede comparire davanti Dio in persona con una missione per lui: Io voglio un reportage giù dall’inferno / per poi mostrare ai folli simil tuoi / quant’è inumano il lor viver moderno / da miseri, intruppati come buoi.
Scelto Dostoevskij come proprio Virgilio e imboccato l’ingresso per gli inferi – la latrina del locale – il novello Dante inizia il suo viaggio nei gironi della politica del XXI secolo.
Da Berlusconi a Di Pietro, da Veltroni a Bossi passando per Casini, Fini, Rutelli; i falsi e gli arroganti, i traditori e i voltagabbana, i Giano bifronte della Cultura e dell’informazione; papa-boy, ex comunisti, ex fascisti, xenofobi e razzisti che cianciano di radici cristiane e celtiche.
Di girone in girone, guadagnar la via “a rivedere le stelle” non è facile: Fiumane di borghezi e buttiglioni / ci spingono e s’aggrappan forte a noi, / cicchitti, giovanardi e anche maroni / voraci come fosser avvoltoi; / gasparri, pecorelli e anche ghidini / vaganti per quel luogo disadorno, / storaci, calderoli e taormini / ci ostacolano il passo del ritorno.

Illustrata dalle tavole di Manlio Truscia, DanteSka è una satira irriverente e viscerale che si scaglia contro l’arroganza dei potenti; è la risata che li seppellirà.

Alberto Patrucco legge DanteSka
from Claudia Ramirez on Vimeo

 

L’Autore
Giuseppe Ciarallo è nato nel 1958 a Milano. Ha pubblicato due raccolte di short stories: Racconti per sax tenore (Milano, 1994) e Amori a serramanico (Milano, 1999) e, in collaborazione con altri autori, la collettanea di racconti Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo (Edizioni Alegre, 2011). Collabora a riviste di letteratura, di satira politica, di musica e compone versi rigorosamente in quartine di endecasillabo.

Manlio Truscia è nato a Enna nel 1950. Dopo gli studi universitari a Firenze, giunge a Milano negli anni Settanta. Qui insegna e svolge la sua attività di fumettista, pittore e ‘artigiano dell’immagine’. Attualmente è illustratore e visualizer per importanti agenzie di pubblicità e case editrici.

 

Intervista all’Autore

DanteSka è un’opera di satira politica scritta in versi. Ha ancora senso, oggi, fare satira in una situazione in cui la politica è in profonda crisi e ha del tutto perso la sua aura di credibilità?
La satira politica è sempre un elemento importante di una società. È un indicatore di democrazia. La satira non è indirizzata contro il potere tout court, ma contro quel potere, qualsiasi esso sia, che non opera nell’interesse del popolo che guida e del quale, non dimentichiamolo, dovrebbe essere un servitore e non un padrone. Nella situazione attuale, soprattutto nel nostro Paese, c’è una grossa confusione di ruoli e non si riesce più a distinguere, ad esempio, il governo dalle opposizioni, spesso assiepati entrambi sulle stesse opinioni (in economia, sul problema del lavoro, nella subalternità alla Chiesa cattolica, nel cavalcare il cavallo di battaglia del securitarismo). Pertanto il 'potere' da mettere alla berlina ha cambiato le sue forme, si è reso meno individuabile, non è più monolitico come in passato ma si mostra con sfaccettature del tutto inaspettate. Faccio un esempio. Oggi il potere, in Italia, è costituito chiaramente dalla destra al governo; ma la sinistra, del tutto innocua e incapace di fare la benché minima opposizione, e che anzi rincorre la destra sulle sue stesse parole d’ordine, non può che essere, in qualche modo, identificata come un’altra faccia della stessa medaglia. Entrambi gli schieramenti, in fondo, non fanno altro che mantenere e procrastinare il più a lungo possibile lo stato attuale delle cose, nel quale il popolo sta continuando a pagare un prezzo altissimo.
Scagliarsi contro il potere, con la satira ma anche politicamente, vuol dire non guardare in faccia a nessuno, inchiodando i responsabili della tragedia in atto, siano essi di destra o di sinistra poco importa, alle loro responsabilità, stando sempre molto attenti a non cadere nelle tentazioni qualunquistiche che sono sempre in agguato. Ecco, DanteSka vuole essere un esempio di satira irriverente e viscerale, un Hellzapoppin’ letterario, un antidoto all’arroganza dei potenti o sedicenti tali, insomma, la classica risata che 'li seppellirà'.

Non pensi che l’utilizzo del linguaggio poetico, la quartina di endecasillabo a rime alternate, possa precludere al tuo lavoro una potenziale fetta di lettori?
Non lo credo, e spiego subito i motivi che mi portano a fare questa affermazione. Non nego che, all’inizio, questo dubbio sia venuto anche a me. Ritenevo ci fossero buone probabilità che una narrazione in rima (anche se con l’utilizzo di un linguaggio moderno e non arcaico) potesse rivelarsi ostica a un eventuale pubblico. Per questo motivo, un paio di anni fa e ben prima di proporre al mio editore la pubblicazione di DanteSka, feci una serie di reading in alcune librerie milanesi, facendo leggere, per motivi di tempo, solo due canti per ogni incontro. Con mia grande sorpresa i numerosi presenti chiedevano espressamente ogni volta di non interrompere la lettura, per sapere “come andava a finire”. In quelle occasioni mi sono reso conto che la forma del narrare non è mai un ostacolo. Nonostante l’imbarbarimento culturale in atto, l’orecchio dell’uomo sa ancora riconoscere un bel suono, sa ancora distinguere una brutta da una bella storia. Checché se ne pensi, credo che la gente sia stufa di cinepanettoni e di Bagaglini e non veda l’ora di riappropriarsi dell’intelligenza scippata.
E poi sono convinto che dalla lettura emergano, e che vengano apprezzati, alcuni elementi che sono risultati essenziali nella scrittura di DanteSka: l’attenzione che questo tipo di composizione richiede per ogni singola parola, il desiderio di sudare su ogni sillaba, la voglia e la gioia di fare fatica nel partorire e distillare ogni specifico vocabolo. Sudore e fatica, termini oramai desueti, che dovremmo invece rivalutare per tornare a vivere ogni nostra azione con uno sguardo di soddisfazione dipinto sul volto.

 

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