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Il progetto Paginauno

Paginauno è un progetto indipendente più ampio della sola casa editrice: nel 2007 è nata infatti la rivista Paginauno, che si occupa di analisi politica, inchieste, cultura e letteratura, e nel 2010 il progetto si è ampliato divenendo anche casa editrice. Il tutto, poi, affonda le radici in una realtà ancora precedente, quella della scuola di scrittura creativa, nata nel 2003 e che dal 2005 ha preso il nome di Paginauno.

L’idea complessiva del progetto è nata in lunghe chiacchierate, tra una birra e una sigaretta, interrogandosi sulle ragioni per cui la narrativa italiana, nella sua gran parte, fosse divenuta così 'ombelicale': avesse cioè iniziato a utilizzare uno zoom puntato sul privato, perdendo la capacità di usare come obiettivo un grandangolo che fotografasse certamente il personale e l’animo umano, ma inseriti in un contesto sociale, che è sempre, inevitabilmente, anche politico: un contesto che ha ricadute, che s’insinua, che pesa, nel privato, anche in quello di chi voglia con tutto se stesso disinteressarsi del mondo che lo circonda. Contemporaneamente era inevitabile non notare come gli scrittori avessero smesso di far sentire la propria voce nella realtà sociale e politica italiana: un tempo le pagine dei grandi quotidiani ospitavano interventi di Pasolini, di Sciascia, di Moravia, di Calvino, di Montale. Scrittori che non solo non si sottraevano a un dibattito pubblico, ma che incidevano in tale dibattito, costringendo la società e la politica a fare i conti con la cultura e così elevando il livello delle argomentazioni.

È nata così una scuola di scrittura creativa, che nei suoi corsi mira a 'spingere' l’aspirante scrittore a usare quel grandangolo, per continuare nella metafora cinematografica, e che negli anni ha ampliato la prospettiva con la scuola di giornalismo d’inchiesta e i corsi di sceneggiatura. Una rivista bimestrale, aperta agli scrittori che vogliono riappropriarsi di uno spazio sociale che la cultura ha perduto, sfidandoli, se così possiamo dire, a tornare a interpretare la società e le sue evoluzioni – e non si può dire che siano evoluzioni in positivo, e proprio per questo c’è bisogno di tornare ad analizzare la realtà con quelle chiavi di lettura che Pasolini e Sciascia possedevano e che ora gli scrittori hanno perso. Ma la rivista è aperta anche a chi non è scrittore, è aperta a tutti: basta la serietà e l’impegno, la passione verso una tematica, la volontà di approfondirla e di inserirsi in una piattaforma di discussione che si pone in alternativa alla cultura cosiddetta ufficiale. E infine, è nata anche la casa editrice: abbiamo una collana di narrativa, poi critica letteraria, satira politica, saggistica e libri inchiesta… e ogni testo pubblicato va a inserirsi nella chiave di lettura e nella linea editoriale dell’intero progetto.

Certo, occupare uno spazio sulla carta geografica dell’editoria non è facile. Perché è un territorio occupato nella maggior parte da grandi case editrici, spesso a colpi di denaro e di alta produttività a scapito del pensiero. Occorre visibilità, per ottenere la quale servono mezzi adeguati. Di questo siamo consapevoli e malgrado i problemi pesantemente reali, nel nostro immaginario campeggia la speranza di vedere crescere tante realtà autonome, simili, nelle intenzioni, alla nostra. Identità con le quali magari poterci confrontare facendo correre il pensiero a tutto vantaggio dei lettori che ci seguiranno. In fondo, la libertà esiste solamente quando viene data possibilità di scelta. Ma la scelta è possibile se esiste alternativa. E quando non esiste, non ce n’è: occorre crearla.