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Walter G. Pozzi

Carte scoperte

Il racconto di un moderno Mattia Pascal
La fine di un’epoca, politica e sociale
Una commedia amara sul cambiamento

2015
Narrativa
194 pagg.
ISBN: 9788890926372

15,00 euro

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(al prezzo scontato di 13,00 euro)

 

L’Autore

 

 

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Il corpo e l'abbandono

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A sessantadue anni Mario sembra aver ritrovato il proprio equilibrio: si è buttato alle spalle sei mesi di carcere per piccoli reati fiscali e il divorzio chiesto dalla moglie. Sbarca il lunario grazie all’abilità con le carte frequentando un circolino di anziani nostalgici del Pci, con i quali condivide la fede politica, e vive ospite di una giovane amica sempre in viaggio per affari. Finalmente, creditori e cartelle esattoriali hanno perso le sue tracce.
Sono gli anni del primo governo di centro-sinistra, delle riforme del mondo del lavoro e dei bombardamenti in Kosovo. Flessibilità e Guerra Giusta diventano le nuove parole della politica. La sorpresa e la delusione pervadono i soci del circolo, ma Mario, solo e senza soldi, può consolarsi nell’idea che, destra o sinistra al governo, per lui ben poco cambierebbe. Eppure quando arriva il momento delle elezioni, il richiamo del dovere civico inizia a tormentarlo, e si ritrova a dover scegliere tra la libertà dell’anonimato e il ritorno nella sua vita degli ufficiali giudiziari.
Ambientato tra il 1998 e il 2003, Carte scoperte è una commedia amara sul cambiamento, personale, sociale e politico, e sull’impossibilità di essere padroni della propria vita.

 

Mariano: non leggeva libri, sfogliava ogni tanto la Gazzetta dello Sport. Giocava a tennis e, durante la pausa pranzo e la domenica mattina, inforcava la bicicletta e si sparava un centinaio di chilometri come acqua fresca. Per non perdere la forma fisica mangiava come un ostaggio e dimagriva tanto da preoccupare le sue clienti e indurre alcune di loro, le più apprensive, a sincerarsi che stesse bene. Alla sera, se c’era una partita di calcio, allora be-ne, sprofondava sulla poltrona per seguirla. Altrimenti, come il Marcel di Proust, andava a letto presto. Per il resto, la vita era il suo negozio. Ma, ancora, che cosa gli sfuggiva di quell’uomo? Mario non ne veniva a capo. Finché, in un momento di radiosa illuminazione, ecco una frase che definiva la tristezza di una vita come quella: ma sì, aveva pensato, è maledettamente semplice! Quest’uomo non vive la parola! Come gli animali! Abita giusto le tre dimensioni di spazio e quella del tempo. Significava usare le strutture sociali per cibarsi, come fanno le bestie con la giungla, prive di una quinta dimensione, quel-la della parola, quella delle costruzioni ideologiche e delle religioni, attraverso l’afflato vitale e creativo del Verbo.
Mariano ringhiava guaiva sbuffava leccava. In lui, il linguaggio era il misterioso strumento con cui attivava le elementari convenzioni familiari e lavorative.
«E l’ingegnere è come lui. Se non che, il Mantechi è più distruttivo: costruisce, specula, sfrutta, non diversamente dall’animale che usa il cespuglio per un agguato» disse Mario. «A voler trovare una differenza si può dire che l’ingegnere è un carnivoro e Mariano un erbivoro.»
«E noi, allora?» chiese Geremia, «che cosa siamo?»
L’occhiata del ragazzo era volata al Che appeso al muro.
«Mettiamola così. Tu sei un erbivoro evoluto e quelli del terziario dei parassiti.»
«E tu?»
Già! E io?, pensò Mario. «Niente» disse fissando lontano, al di là di una vetrata dove una coppia si attardava nei propri guaiti in un corteo di soffi e sbuffi. «Fino a poche ore fa ero convinto nemmeno di esistere.»


L’Autore: Walter G. Pozzi (Monza, 1962) è scrittore, sceneggiatore e insegnante di Scrittura creativa.
Ha pubblicato i romanzi: Il corpo e l’abbandono (Tranchida 1997 e 2000), L’infedeltà (Tranchida 2000), Altri destini (Tranchida 2003, Paginauno 2011) e, in collaborazione con altri autori, la collettanea di racconti Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo (Edizioni Alegre, 2011).


 

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