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Alice Rivaz

Singolare destino, quello di Alice Rivaz: singolare il suo destino di donna e ancor più quello di scrittrice. Una vita lunghissima, che attraversa tutto il Novecento, quasi interamente trascorsa sulle rive del lago Lemano, tra Losanna e Ginevra, divisa tra il lavoro accanito presso una grande istituzione cosmopolita come il Bureau International du Travail e l'urgenza della scrittura, più volte intrapresa e interrotta, in sofferto equilibrio tra l'apparente obbedienza a profondissimi legami familiari e la trasgressione di una libertà interiore e personale ostinatamente coltivata.
Un intreccio complesso, di straordinaria ricchezza, eppure celato sotto una quotidiana normalità, che riassume in sé i molteplici aspetti del travaglio della condizione femminile e ne rivela inedite sfaccettature. Un'opera forte e innovativa che ha saputo svilupparsi nonostante impedimenti e difficoltà, alla quale è oggi finalmente riconosciuto, dopo anni d'oblio, il ruolo di rilievo che le compete nella letteratura e nella cultura europee del nostro secolo.
Ma se in Svizzera e in Germania la sua fama è ormai consolidata, in Italia Alice Rivaz è una figura ancora tutta da scoprire: era davvero tempo che le sue opere, in passato pubblicate da prestigiosi editori francesi come Julliard, Gallimard e Corti, fossero tradotte anche da noi. Purtroppo la Grande Dame della letteratura romanda non ha potuto vedere i primi volumi dell'edizione italiana, usciti tre mesi dopo la sua scomparsa, avvenuta a Ginevra il 27 febbraio 1998, nella casa di riposo dove da qualche anno si era ritirata.

Nata nel 1901, a Rovray, nel cantone di Vaud, figlia unica teneramente amata, Alice trascorre l'infanzia a Clarens, dove il padre, il militante socialista Pierre Golay, "sempre immerso nelle Sue-Idee", è insegnante elementare. Con la madre, donna energica e generosa di profonda fede calvinista, intreccia un rapporto quasi simbiontico che segnerà tutta la sua vita: "Mi sentivo troppo bene. Come un pesce nell'acqua. Lei era l'acqua". Quando, nel 1909, nonostante l'opposizione della moglie che paventa lo scandalo e la perdita della sicurezza economica, suo padre lascia l'insegnamento per dedicarsi alla politica e diventare redattore di un giornale operaio, la famiglia si trasferisce a Losanna. Gli ideali socialisti infiammano anche la piccola Alice, che conserverà sempre un'attenzione acuta e partecipe per le problematiche storico-sociali.
Ma il grande evento della sua adolescenza è l'incontro con la musica, una passione che non l'abbandonerà più, e insieme la prima cocente delusione. Infatti, vincendo le riserve dei genitori, studia pianoforte e si diploma al Conservatorio, ma vede naufragare il suo sogno di diventare concertista. È di costituzione molto delicata e le sue mani, troppo piccole, coprono a malapena l'ottava. Dovrà limitarsi a dare lezioni di piano.

Affamata d'indipendenza, per guadagnarsi da vivere in modo più sicuro frequenta un corso di stenodattilografia, grazie al quale, nel 1925, è assunta al Bureau International du Travail di Ginevra, uno degli organismi internazionali sorti nel dopoguerra. Prima dattilografa, poi archivista, infine redattrice, trascorrerà al BIT l'intera carriera lavorativa. E proprio nel mondo delle istituzioni internazionali si muoveranno molti dei suoi personaggi. Perché nel 1940, approfittando del periodo di forzata inattività causato dalla seconda guerra mondiale, Alice ha finalmente il tempo per scrivere e per terminare il suo primo romanzo, Nuvole fra le mani, in gestazione già da qualche anno. È lo stesso Charles-Ferdinand Ramuz, il grande narratore romando, a incoraggiarne la pubblicazione presso la Guilde du Livre, ma le reazioni negative dei genitori, molto critici nei confronti dell'insospettata vocazione della figlia, inducono Alice a scegliersi uno pseudonimo: nasce così la scrittrice Alice Rivaz.

Nuvole fra le mani è ambientato a Ginevra verso la fine degli anni '30: nell'arco di una giornata di lavoro si intrecciano i sogni, gli ideali e gli amori di un gruppo di giovani impiegati. Vittime delle loro illusioni, imprigionati in un'inesorabile quotidianità, gli inquieti protagonisti sono incapaci di trattenere le "nuvole fra le mani", mentre sullo sfondo incombono gli orrori della guerra di Spagna. La scrittura, anticipando il Nouveau Roman, segue il filo di pensieri e sentimenti e traduce la vita interiore in immagini, gesti e sensazioni corporee. Accanto al tema della vocazione mancata si affaccia quello dell'incomunicabilità fra i sessi, mentre il punto di vista femminile trova accenti inediti: "Lo guardò... Il suo pomo d'Adamo saliva e scendeva. E la pelle che lo ricopriva assomigliava a quella di una gallina spennata. Il suo mento era molle e mal rasato... Lo amava ancora? Cosa mai avranno gli uomini perché li si ami tanto, benché siano così brutti? Così brutti, con quelle gambe ossute e pelose e quei piedi nodosi... E invece sono sempre così fieri delle loro anatomia! E tutta quella bruttezza, bisognava proprio sentirla vicinissima, toccarla, stringerla... e per essere felice, tranquilla, appagata, bisognava esserne toccata, stretta, addirittura schiacciata. Era incredibile!".

Nello stesso periodo collabora a vari periodici, finché, nel 1945, pubblica sulla rivista "Suisse contemporaine" un testo che ancora oggi appare rivoluzionario. Tre anni prima de Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir, Un popolo immenso e nuovo denuncia l'assenza delle donne dalla produzione letteraria e rivolge un appassionato appello alle donne perché impugnino la penna in prima persona ed esprimano finalmente la loro diversità: "Che cosa aspettiamo per dire a nostra volta? Lasceremo sempre al genio maschile il compito di delineare i nostri ritratti, di descrivere il cammino della nostra mente, i segreti della nostra sensibilità, le passioni del nostro corpo?" E senza piegare la propria femminilità alle forme tradizionali della parola maschile, perché se gli scrittori "disincarnano e trascendono", le donne invece, "immerse nella materia, alle prese con il limo originale... le donne incarnano".

Nel 1946, a Parigi, appare il suo secondo romanzo, Come la sabbia, che ripropone l'ambiente cosmopolita delle istituzioni internazionali ginevrine alla fine degli anni venti. Questa volta il soggetto principale è l'amore: "C'è mai una vera ragione per cui prima si ama, e poi non si ama più?" e "Di quale amore si guarisce mai del tutto?". Ma il gioco sottile delle relazioni umane si dispiega attraverso l'alternarsi dei punti di vista e la pluralità dei temi: dall'incomunicabilità sentimentale - donne vittime di amori negati, prigioniere d'interrogativi che uomini sfuggenti e silenziosi lasciano senza risposta - alla ricerca dell'identità personale; dalla frustrazione per una vocazione mancata alla denuncia delle diseguaglianze sociali e della marea montante dell'antisemitismo.

L'acutezza e la profondità di uno sguardo femminile caratterizzano già la scrittura di Alice Rivaz, ma è con il romanzo-pamphlet La paix des ruches (1947, La pace degli alveari) che esplode la requisitoria contro la prigione dell'universo maschile, anticipando i grandi temi della riflessione femminista europea: "Eravamo donne innamorate, ed hanno fatto di noi cuoche e casalinghe... Sì, gli uomini dovrebbero diffidare. Dovrebbero pensare più spesso al prezzo pagato per la pace degli alveari." Inaspettatamente, il libro piace a suo padre, diventato un prestigioso dirigente socialista (è sua la scritta sulla fascia di copertina: "Uomini! Sapete cosa loro pensano di voi?"), ma la critica, fino ad allora benevola, non apprezza: trova che sia volontariamente parziale!

Nel 1948, con la ripresa dell'impegnativo lavoro al BIT, comincia un lungo periodo di silenzio, quattordici anni senza scrittura, immersi in dolorose vicende familiari. Nel 1951, alla morte del padre, cui sono dedicati due dei Racconti di memoria e d'oblio, la madre già molto malata si trasferisce nell'appartamentino della figlia. Sette anni di convivenza strettissima, in un intreccio inestricabile di amorosa dedizione e angoscioso risentimento. Ormai cinquantenne, Alice è costretta a rinunciare alla preziosa indipendenza che le ha permesso di vivere liberamente la sua inquieta vita sentimentale e la sua passione letteraria, proteggendole dal severo moralismo materno. La signora Golay muore nel 1958 e l'anno successivo, grazie al pensionamento anticipato, Alice riprende a scrivere con ritmo incredibile, come per riguadagnare il tempo perduto.

Nel 1961 escono i racconti di Sans Alcool, tredici storie di grande intensità: amori perduti o immaginati, solitudini e disinganni, creature ferite alla faticosa ricerca del senso di un'esistenza troppo avara, che la scrittrice illumina con acuta, impietosa consapevolezza. Il 1966 è l'anno di Comptez vos jours (Contate i giorni), straordinaria riflessione autobiografica in undici "stazioni", attraverso la vita di una donna alle soglie della vecchiaia: "Nessun figlio, nessuna figlia. Nessun marito... E nessun uomo che sia stato solo mio". Il rapporto con la madre, l'amore, la depressione, la solitudine, il bilancio dell'esistenza e il pensiero della morte: "Sono solo una vecchia orfanella in cerca di tesori perduti".
Nel romanzo Il cavo dell'onda, del 1967, Alice Rivaz riprende le vicende dei protagonisti di Come la sabbia, che ritroviamo cinque anni dopo, nel 1933, in una Ginevra lambita dall'ascesa del nazismo e dal diffondersi dell'antisemitismo. Come sempre, non è l'azione a interessare l'autrice, ma la densità emotiva che la precede o la segue, l'analisi degli spostamenti del desiderio verso la realizzazione, l'estinzione o la rinuncia. I personaggi si trovano in una situazione di stallo, è "il cavo dell'onda", il punto più basso dell'energia. Alla fine il gioco dei sentimenti riprende la sua corsa, anche se la direzione resta enigmatica. E senza smettere d'interrogarsi sugli uomini e sull'amore, una ragazza scopre finalmente che è bello essere donna: "Ah! se fosse stata un uomo, avrebbe fatto follie per le donne. Ne avrebbe amate non due, ma sette, venti alla volta".

Nel 1968 esce L'alfabeto del mattino, romanzo autobiografico di grande felicità narrativa, la storia di un'infanzia, un viaggio nella formazione della coscienza attraverso lo sguardo "dal basso" di una bambina: "La via della perfezione è disseminata di trappole per quei mostri disumani e anormali che sono le bambine troppo obbedienti che non mettono mai il broncio, le piccole fenici che non dicono bugie né parolacce, i topolini così buoni che non li si sente neppure". I Racconti di memoria e d'oblio, del 1973, ci svelano la faccia nascosta della normalità in un universo di umiliati e offesi: donne sole, anziani, bambini. Nessuna illusione consolatoria sulla durezza della condizione umana, ma una sofferta, indignata partecipazione, un'adesione appassionata, a tratti venata d'ironia, alle ragioni dell'esistenza a partire dai suoi dati più concreti e quotidiani.

È forse con l'ultima grande opera narrativa, Getta il tuo pane, pubblicata nel 1979, che l'evoluzione stilistica di Alice Rivaz raggiunge il punto più alto. Autobiografico romanzo della memoria, quasi una summa di tutte le sue tematiche, concentra in due notti insonni l'intero arco dell'esistenza di una donna. Un magma di ricordi, immagini e riflessioni che trova il proprio senso nel fluire liberatorio della scrittura. Perché "Quel che conta (lo sente), quel che vale, è inafferrabile. Un segreto, un tesoro, un non so che, simile alla polvere multicolore delle ali di farfalla. Una sorgente rimasta nascosta. Da lasciare inviolata, da proteggere, da rispettare. Suggerirla soltanto. Sapere che esiste e che, in ultima istanza, è l'unica cosa che conta".
L'anno successivo esce una raccolta di saggi e articoli, Ce nom qui n'est pas le mien (Questo nome che non è il mio), che riunisce anche gli scritti sulla condizione femminile. Infine, nel 1983, con il titolo di Traces de vie (Tracce di vita), pubblica i suoi quaderni di appunti, redatti dal 1939 al 1982.

Nonostante gli ostacoli e le interruzioni della sua lunga carriera letteraria, Alice Rivaz ha sempre goduto della stima di buona parte della critica, che le ha più volte attribuito premi di rilievo, ma soltanto nel 1996, in occasione del suo novantacinquesimo compleanno, è stata ufficialmente celebrata come una delle grandi signore della letteratura europea. Anche se lei, ormai rinchiusa nella casa di riposo dove aveva sempre temuto di finire la sua esistenza, confessava con civetteria di non ricordare più nulla dei suoi libri! Oggi un pubblico nuovo può apprezzare l'originalità innovativa della sua opera e riconoscersi nell'audacia e nella determinazione che ha saputo esprimere nella vita e nella scrittura.

 

 

Racconti di memoria e d'oblio

I personaggi di questa raccolta di racconti appartengono quasi tutti all’immensa famiglia dei ‘miserabili’, gli sconfitti della cosiddetta società dell’opulenza. Vi compare la lavandaia che si ammazza di lavoro per mantenere un marito parassita, Sorella Olga la cui vita non è che dedizione e modestia, la piccola signora dai capelli bianchi che si alza in piena notte per distribuire i giornali agli abbonati al fine di portare a casa 63 franchi al mese; vi compaiono poveri, gente che stenta la vita, sfruttati quasi invisibili all’interno di una Ginevra lussuosa e lustrata...

 

Nuvole fra le mani

A Ginevra, verso la fine degli anni '30, nell'arco di una giornata di lavoro si intrecciano i sogni, gli ideali e gli amori di un gruppo di giovani impiegati. Vittime delle loro illusioni, imprigionati in un'inesorabile quotidianità, gli inquieti protagonisti sono incapaci di trattenere le "nuvole fra le mani", mentre sullo sfondo incombono gli orrori della guerra di Spagna...

 

L'alfabeto del mattino

Romanzo autobiografico di grande felicità narrativa, la storia di un'infanzia, un viaggio nella formazione della coscienza attraverso lo sguardo "dal basso" di una bambina: "La via della perfezione è disseminata di trappole per quei mostri disumani e anormali che sono le bambine troppo obbedienti che non mettono mai il broncio, le piccole fenici che non dicono bugie né parolacce, i topolini così buoni che non li si sente neppure"...

 

 

Getta il tuo pane

Autobiografico romanzo della memoria, quasi una summa di tutte le sue tematiche, concentra in due notti insonni l'intero arco dell'esistenza di una donna. Un magma di ricordi, immagini e riflessioni che trova il proprio senso nel fluire liberatorio della scrittura. Perché "Quel che conta (lo sente), quel che vale, è inafferrabile. Un segreto, un tesoro, un non so che, simile alla polvere multicolore delle ali di farfalla. Una sorgente rimasta nascosta. Da lasciare inviolata, da proteggere, da rispettare. Suggerirla soltanto. Sapere che esiste e che, in ultima istanza, è l'unica cosa che conta"...